Allertamento, esempi di buone pratiche. Il caso del nubifragio di marzo nelle Marche

Allertamento, esempi di buone pratiche. Il caso del nubifragio di marzo nelle Marche

Fare meglio si può. Perché accontentarsi del “si è sempre fatto così” è rischioso e, soprattutto, molto pericoloso per la popolazione. Nell’allertamento in situazioni di emergenza trovare sempre la strada migliore per coprire il maggior numero di persone è fondamentale, e un esempio molto importante arriva dalle Marche, precisamente da Sant’Elpidio a Mare, dove scorre il fiume Ete Morto. Un fiume con poca portata ma che quando arriva il maltempo puù esondare gravemente, come già accaduto nel 1999, nel 2000, nel 2004 e nel 2011. In queste situazioni avvisare la popolazione è fondamentale e grazie a FlagMii, durante l’ultima alluvione a marzo 2016 non si sono registrate vittime e i disagi sono stati mitigati con un buon flusso informativo. Soddisfazione è stata espressa dal sindaco di Sant’Elpidio, Alessio Terrenzi, che ha già inoltrato alla Regione Marche la richiesta di stato d’emergenza per cercare di trovare le risorse per riparare gli ingenti danni della piena.

“L’emergenza, in occasione delle piogge del 23 marzo – ha detto il Sindaco – è stata gestita usando tutti gli strumenti a nostra disposizione. Abbiamo cercato di comunicare in tempo reale con la cittadinanza cercando di dare indicazioni precise su come muoversi, come affrontare la situazione. Il sistema di allertamento FlagMii ha dimostrato tutte le sue potenzialità e credo che, su questo fronte, si sia fatto un grande passo avanti. E’ evidente che tutto è migliorabile, che ogni cosa può essere sempre fatta meglio ma questo non vuol dire che l’organizzazione non abbia funzionato, tutt’altro”.
Abbiamo evitato disagi maggiori agli studenti, abbiamo dato indicazioni in tempo reale sulle strade che non erano percorribili o, seppur non chiuse al traffico, difficili da percorrere. Gli uffici comunali, tutti, hanno fatto del loro meglio per poter dare il loro contributo in situazione di emergenza. Grazie ai volontari della Protezione Civile che ci hanno supportato lungo le strade e nelle zone più colpite, siamo riusciti a far fronte all’emergenza ma questo non vuol dire che non ci siano stati dei danni. Per questo abbiamo ritenuto, alla luce dei verbali di somma urgenza relativi proprio a quella giornata, che ci fossero le condizioni per chiedere lo stato di emergenza”.
La capacità di previsione e di azione in concomitanza con l’emergenza permette di tutelarsi dalla distruzione che certi eventi portano. Anche in questa occasione un tipico torrente italiano, dalle portate sempre ridotte, si è dimostrato un temibile corso d’acqua in fase di emergenza.

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