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Decreto Balduzzi, l’intelligente esempio dell’atletica leggera

L’obbligo che il decreto Balduzzi impone alle società sportive – dilettantistiche e professionistiche – di installare presso gli impianti agonistici dei defibrillatori semiautomatici rischia di cogliere impreparate molte realtà sul territorio italiano, che si trovano ad affrontare la scadenza del 2015 senza chiare indicazioni e senza certezze. Alcune federazioni però si stanno muovendo per aiutare i propri affiliati verso questo processo di cardioprotezione, necessario non solo per una norma di legge ma anche per aumentare conoscenza e tutela di sportivi (e pubblico) da eventuali arresti cardiaci.

Oggi la legge prevede che siano le società – in collaborazione con i gestori degli impianti - a dotarsi di defibrillatore. Ma spesso capita che gli impianti siano usati da più società sportive, proprio come nel caso dell’atletica. Le piste italiane inoltre sono spesso di proprietà delle amministrazioni pubbliche. Quindi sarebbe normale trovarsi di fronte ad una federazione che – non toccata direttamente da problema – fa spallucce.

[cml_media_alt id='8184']fidal1[/cml_media_alt]Fidal invece è una delle più attive ed impegnate sul tema della cardioprotezione. “Per quanto riguarda i defibrillatori – spiega il dottor Mauro Guicciardi, responsabile medico federale – la situazione di Fidal è particolare. Quasi nessuna società infatti gestisce il proprio campo di allenamento, spesso ci sono consorzi di società e nella gran parte dei casi ci sono il Comune, il Coni o i Comitati Regionali”. Ma Fidal ha sperimentato nel Lazio un sistema nuovo: “In questa regione – spiega Guicciardi – abbiamo la presenza di 3 impianti di competenza. In questi è proprio il comitato locale Fidal – gestore stesso dell’impianto – che ha provveduto all’acquisizione dei defibrillatori e ad organizzare i training delle persone abilitate all’uso dei DAE”.

 

Oltre all’attenzione sul tema c’è anche un’intelligente gestione delle risorse. Fidal infatti  ha già fatto i corsi BLS, ma ha scelto per principio l’educazione soprattutto dei tecnici, degli allenatori: “E’ chiaro che tutto il personale – anzi – tutta la popolazione dovrebbe conoscere i principi della rianimazione RCP e del BLS. Tutti noi siamo uomini di sport ma prima di tutto cittadini. Sul discorso educativo quindi abbiamo scelto di privilegiare l’educazione dei  tecnici, gli allenatori, perché sono quelli sempre presenti negli impianti e quindi abbiamo maggiore certezza che persone formate siano pronti e disponibili per usare i defibrillatori. Fidal potrebbe sviluppare questa educazione anche a livello nazionale, spostando l’attenzione dagli eventi locali agli eventi nazionali, dove certamente c’è anche più attenzione al problema”. Meno attenzione ai dirigenti e al personale d’ufficio e più attenzione alla pista e alla realtà dove – indipendentemente dalla realtà – l’attività sportiva si svolge effettivamente.

 

Un buon esempio insomma per tutte le società sportive, che sono state individuate nel Decreto Balduzzi come responsabili dell’installazione dei defibrillatori negli impianti dove si svolge l’attività agonistica.

“In ambito sportivo per garantire il corretto svolgimento della catena della sopravvivenza le società sportive si devono dotare di defibrillatori semiautomatici, nel rispetto delle modalità indicate dalle presenti linee guida. È stato dimostrato che nei contesti dove il rischio di Arresto Cardiocircolatorio è più alto per la particolare attività che vi si svolge o semplicemente per l’alta frequentazione, la pianificazione di una risposta all’arresto cardio-circolatorio aumenta notevolmente la sopravvivenza. L’onere della dotazione del defibrillatore e della sua manutenzione è a carico della società. Le società che operano in uno stesso impianto sportivo, ivi compresi quelli scolastici, possono associarsi ai fini dell’attuazione delle indicazioni di cui al presente allegato. Le società singole o associate possono demandare l’onere della dotazione e della manutenzione del defibrillatore al gestore dell’impianto sportivo attraverso un accordo che defi nisca le responsabilità in ordine all’uso e alla gestione dei defibrillatori. Le società che utilizzano permanentemente o temporaneamente un impianto sportivo devono assicurarsi della presenza e del regolare funzionamento del dispositivo”.

 

Fidal però – oltre alla prevenzione per gli atleti professionisti – sta portando avanti un discorso di prevenzione nuovo, soprattutto fra gli amatori, per aumentare la protezione cardiaca e osteoarticolare preventiva.“E’ vero che nessuna prevenzione al mondo garantisce al 100% la salute di un atleta, ma riduce di molto l’incidenza dell’evento che si vuole prevedere. Fidal per questo ha esteso le visite mediche senza limiti d’età, dagli 11 anni ai master, tutte con l’inclusione della visita ECG a riposto e post sforzo. Superati i 40 anni come federazione aggiungiamo anche l’elettrocardiogramma durante sforzo. Per gli amatori inoltre è attivo il programma Run Card, che serve ad avvicinare e a controllare i milioni di persone che corrono sporadicamente e in maniera poco ragionata. Così cerchiamo di garantire educazione e linee guida per fare cose razionali e sicure, prevenendo problematiche cardiovascolari e osteoarticolari”.

 

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