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Flight nurse e flight paramedic, l’esperienza negli Stati Uniti di due infermieri italiani

Articolo di: Renzo Donzelli
Oggi sono qui a proporre un’intervista fatta a due colleghi infermieri Michele e Fabrizio che da alcuni giorni sono rientrati da un’esperienza fatta in America per conoscere la realtà del Flight Nurse e del Flight Paramedic figure di cui si sente parlare spesso in bibliografia o nelle serie televisive.

Michele e Fabrizio sono due infermieri che da circa sei anni hanno deciso di intraprendere diverse esperienze in Italia e all’Estero, per contribuire alla crescita della figura infermieristica specialista in emergenza ed urgenza, aumentare la qualità del servizio extraospedaliero, puntando a cambiare mentalità e il pensiero nel nostro Paese. Si sono incontrati cinque anni fa durante il master in emergenza e urgenza presso l’Università di Firenze sede di Empoli, hanno lavorato in unità di rianimazione generale di Bolzano, fatto esperienze in diverse postazioni 118 tra cui alcuni servizi di elisoccorso e da circa tre anni lavorano presso l’Articolazione Aziendale Territoriale 118 di Mantova. Qui ricoprono diversi ruoli: dall’infermiere di centrale operativa all’infermiere specialista in automedica e/o in auto-infermieristica, quest’ultima da loro descritta come espressione del ruolo infermieristico in quanto lavorano attraverso algoritmi specifici, ottenendo autonomia, riconoscimento di responsabilità e posizione di leadership.

IMG_0724Potete raccontarci come è nata l’idea di intraprendere un esperienza in America ?

 

Sono circa due anni che stiamo ricercando se, al di fuori dell’Italia, ci fosse la figura infermieristica nell’ambito extra-ospedaliero e se ricoprisse un ruolo avanzato, attuando competenze tecniche e farmacologiche in completa autonomia. Le esperienze in Inghilterra ci avevano già portato davanti alla realtà dove sulle ambulanze erano presenti paramedici suddivisi in due livelli, ma ci aspettavamo qualcosa in più e che potesse identificarsi nella figura dell’infermiere.

Così ci siamo spostati ad analizzare altri stati come Australia, Canada, Nuova Zelanda e America. In quasi tutti gli stati descritti è presente la figura dell’infermiere nell extra-ospedaliero, il “flight nurse”, esso vola su elicotteri o aerei in modalità primaria o secondaria, in team con un altro flight nurse o flight paramedic.

Chi è in realtà un Flight Nurse?

 

E’ una figura infermieristica altamente specializzata, presente su molti elisoccorsi americani, lavora in completa autonomia rispettando le linee guida internazionali, potendo eseguire manovre di base e avanzate comprendendo intubazione (anche in sequenza rapida), drenaggio toracico, tracheotomia d’urgenza, pericardio-centesi, ecc.. Esso collabora con un altro flight nurse, un flight paramedic o raramente con un medico specialista. Avendo le medesime conoscenze e competenze a turno la funzione di team leader viene ruotata e la tipologia di servizio varia a seconda delle necessità e regolamenti locali.  L’elisoccorso infatti viene adibito sia per soccorsi primari, principalmente patologie traumatiche, sia per effettuare trasporti secondari di pazienti critici da ospedale ad ospedale.

Ecco che qui riusciamo a comprendere la sinergia tra le due figure professioniste dove condividono la loro esperienza lavorativa sul campo, da una parte il paramedico per l’extraospedaliero e dall’altra l’infermiere per l’intraospedaliero.

Come si diventa Flight Nurse?

 

In America dipende molto da stato a stato, ma di media viene richiesta la laurea in infermieristica, quindi essere un infermiere registrato (Registered Nurse), che comporta quattro anni di studio universitario, avere esperienza di almeno quattro anni in reparti di emergenza urgenza o terapia intensiva ed essere in possesso dei titoli esecutore ACLS, PALS, ATCN (Advanced trauma care nurse) , mantenere un peso ideale inferiore alle libbre e talvolta la qualifica di paramedico. Una volta che si possiedono tali caratteristiche è possibile fare richiesta presso una delle aziende che forniscono il servizio di elisoccorso dove si inizia  l’iter di inserimento, caratterizzato da esperienze di simulazione ad alta fedeltà sia in aula che con simulatori di volo, pratica in sala operatoria, tutoring, analisi di casi operativi e acquisizione di certificazioni importanti come il CFRN, qualifica che ogni due anni deve essere riconfernata.

IMG_0484Quali formazioni avete acquisito e ritenete diverse da quelle Italiane?

 

Grazie al supporto di due medici direttori di due importanti compagnie di elisoccorso quali il “Vidant Health care” situato in North carolina e il“Maryland state police aviation divison” situato a Baltimora abbiamo potuto partecipare e certificare competenze avanzate al corso denominato “anatomy care procedures”. Nello specifico ci ha permesso di consolidare competenze avanzate applicandole su cadaveri di persone che hanno donato il loro corpo alla scienza. Il laboratorio prevedeva l’esecuzione con personale esperto di tutte le tecniche, passando dalla semplice intubazione orotracheale, utilizzo di video laringoscopi di ultima generazione, incanalamento di cateteri venosi centrali, inserimento intraossee fino alla simulazione di rianimazione a cuore aperto e inserimento di un drenaggio toracico d’urgenza. Questa tipologia di corso viene proposto a tutti i professionisti operanti nel settore, da chi volesse iniziare a chi possiede competenze consolidate con l’esperienza. Gli istruttori davvero disponibili sono per la maggior parte flight nurse, flight paramedic e medici specialisti che lavorano nel settore o presso shock trauma center.

 

Quali opportunità avete raccolto partecipando al convegno CCTMC 2015 (Critical Care Transport Medicine Conference) tenutosi a Charlotte?

 

Sicuramente l’opportunità di conoscere colleghi medici, infermieri e paramedici di grande spicco nella medicina d’urgenza intra ed extra-ospedaliera, come Mike Abernethy, William Hinckley, David Thomson, Thomas Baldwin, Patricia Petersen, Allen C.Wolfe, Steven W. Neher, Debra A. Milliner, ha avvalorato le relazioni del convegno con cui abbiamo avuto la possibilità di confrontarci e interagire riguardo le differenze multidisciplinari e culturali. Abbiamo cercato di porre dei quesiti su come vediamo la crescita e il cambiamento della figura dell’infermiere in Italia, scambiando pareri su possibili metodi da adottare per implementare le nostre realtà ed elaborando possibili strategie per motivare i gruppi di lavoro, modalità formative più adeguate/innovative, come inserire nuove procedure e strumentazioni, il tutto analizzando i vari passaggi che loro stessi hanno già adottato.
Abbiamo avuto anche il piacere di interfacciarci e conoscere presidente e vicepresidente ASTNA (Air and Surface Transport Nurses Association), con la quale si è aperta la possibilità di una futura collaborazione e scambio di idee per comprendere cosa ha portato l’America a sviluppare la figura del flight nurse.

 

Se non sbaglio avete anche avuto la possibilità di volare sugli elicotteri e di essere osservatori sulle “first responsive car”?

L’esperienza di fare un tirocinio osservazionale su uno dei servizi di elisoccorso è stato possibile grazie alla collaborazione di un nostro collega e amico Maurizio Tomanin e alla grande disponibilità, professionalità e passione del Dr. e amico Doug Floccare, dirigente medico del “Maryland State Police Aviation Division”  che gestisce 7 basi di elisoccorso della Polizia  di Stato del Maryland con a bordo agenti- Flight Paramedic in grado di ricoprire tutte e due le qualifiche.

Il pacchetto che siamo riusciti ad elaborare ha previsto giornate di affiancamento con i Flight Paramedics a bordo del “Trooper One”, giornate di training teorico pratiche con simulazioni ad alta fedeltà in aula e su simulatori di volo, infine giornate sulle “EMS supervisor car” dei Vigili del Fuoco affiancati al paramendico specializzato/esperto, che viene inviato in supporto alle ambulanze, potendo somministrare farmaci e intervenire strumentalmente in modo più invasivo e completo del paramedico.
In conclusione, quale consiglio vi sentite di dare agli infermieri che svolgono quest’attività in Italia?

Innanzitutto pensiamo che viaggiare, mettersi in gioco e aver voglia di imparare sempre cose nuove dia la possibilità di allargare il proprio punto di vista, riuscendo così a crescere non solo professionalmente ma anche interiormente. Questa crescita permette di valutare in modo più consapevole i lati positivi e negativi di ogni singola realtà, le sue potenzialità e per poter condividere tali innovazioni tra colleghi sia in Italia che all’estero. Questo è il nostro obiettivo, perché crediamo che anche il nostro Paese abbia delle infinite potenzialità, che però spesso non vengono sviluppate fino in fondo a causa di molte paure e talvolta di volontà politiche o istituzionali. Spesso si preferisce rimanere fermi, lamentarsi per paura di sbagliare o di confrontarci solo perché pensiamo ci siano colleghi più bravi in giro per il mondo scordandoci invece, che il nostro obiettivo è lo stesso ovunque ci troviamo, cioè garantire e implementare la salvaguardia della salute del paziente cittadino.

L'autore

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