Un volontario può essere condannato per omicidio colposo mentre opera insieme ai Carabinieri?

Un volontario può essere condannato per omicidio colposo mentre opera insieme ai Carabinieri?

A Firenze c’è un processo per la morte di un uomo che vede imputati 4 carabinieri e 2 volontarie. Solo una di queste però rischia 9 mesi di carcere. Perché?

Perché un volontario del soccorso sta rischiando 9 mesi di carcere per omicidio volontario all’interno del processo Magherini a Firenze? Perché il soccorritore che salva vite (e quindi “lavora” a ridosso di questo labile confine) rischia di essere infangato da una condanna a 9 mesi per omicidio colposo?

Ripercorriamo la vicenda: La notte del 3 marzo 2014 a Firenze Riccardo Magherini – sotto l’effetto della cocaina – venne bloccato perché in preda a una crisi allucinogena. L’uomo morì durante la notte a causa di un arresto cardio-respiratorio. Secondo la ricostruzione effettuata dall’accusa (il PM è Luigi Bocciolini) Magherini avrebbe potuto salvarsi se gli fosse stato consentito di respirare, ponendolo in una posizione diversa da quella ammanettata a pancia in giù.

Per questo motivo l’accusa chiede di condannare sia i Carabinieri che operavano sul posto che una delle due volontarie che sono intervenute, la caposquadra Claudia Matta. Una richiesta di condanna che non vede concorde nemmeno gli avvocati di parte civile – cioè della famiglia di Riccardo Magherini – che non hanno concluso nessuna richiesta contro i volontari della Croce Rossa, ritenendo responsabili solo gli uomini dell’Arma.

Secondo il PM infatti – riporta il Corriere di Firenze – “La scienza ci dice che nei primi 7 minuti dall’arresto cardiaco è possibile recuperare la vita del paziente (…) e Claudia Matta avrebbe dovuto avviare immediatamente le manovre di rianimazione”.

La posizione della volontaria a questo punto è delicata ma la difesa degli operatori del soccorso è forte e decisa. Sembra assurdo infatti equiparare le responsabilità dei militari a quelle del soccorritore, che – sulla scena del crimine o in team con le forze dell’ordine – è sempre sottoposto all’esecuzione degli ordini che vengono impartiti e che determinano – principalmente – se la scena dell’operazione è sicura oppure no.

La requisitoria del PM mi ha lasciato perplessa la difesa perché c’è stata un’equiparazione delle richieste di pena per i Carabinieri e per la volontaria che ha fatto ciò che ha potuto. “Mi sembra un’ingiustizia” ha commentato l’avvocato della difesa Massimiliano Manzo.

C’è però da tenere presente anche il punto di vista della Croce Rossa di Firenze, che denuncia come una eventuale condanna darebbe un colpo violento e temibile al volontariato, perché nessuno andrebbe in servizio sapendo che – rispettando i protocolli – rischierebbe comunque di essere accusato di omicidio colposo.
“Nessuno di noi chiede che un operatore volontario non sia imputabile se fa degli errori – spiega al Corriere di Firenze Lorenzo Andreoni, presidente CRI Firenze – ma il protocollo nazionale del 118 prevede che non debba fare niente che lo metta in pericolo. Così ora tutti gli operatori hanno perso le proprie certezze. E se uno che fa volontariato sente di non essere tutelato, è chiaro che potrebbero esserci ripercussioni. E non solo nella nostra associazione”.

Di sicuro in questa vicenda c’è lo sconcerto di chi opera in ambulanza, perché è noto a tutti i soccorritori volontari che quello che viene definito “leader dell’equipaggio” non è una qualifica o un ruolo fisso, ma una definizione che semplifica il lavoro sanitario e non è codificata in nessun modo. Sanno bene i soccorritori infatti che in caso di manovra errata la responsabilità cade su tutto il team che sta lavorando, non sul singolo (vedi ALTALEX). Negli equipaggi volontari non c’è infatti il medico, l’infermiere o un’altra figura professionalizzata che può essere responsabilizzata per le sue competenze. Soprattutto lascia basiti l’equiparazione colposa fra chi è coordinatore della scena (cioé i Carabinieri) e chi interviene sotto richiesta e sotto supervisione del Pubblico Ufficiale. Di questa vicenda quindi restano da chiarire molti aspetti e si spera che i tempi e le scelte della giustizia non diano modo al volontario di farsi troppe domande e porsi troppi dubbi.

Il parere dell’avvocato difensore della volontaria Claudia Matta, dott. Massimiliano Manzo

In attesa della discussione in udienza il 7 giugno che vedrà esprimersi i difensori, abbiamo intervistato il dottor Massimiliano Manzo, avvocato difensore dei volontari della Croce Rossa di Firenze. “L’accusa a carico della mia assistita è di omicidio colposo perché non avrebbe posto in essere le attività per la rianimazione. Ma in quel momento i Carabinieri non hanno permesso al volontario di effettuare il G.A.S. che è la prima procedura che deve svolgere un volontario su una persona a terra incosciente”. Il GAS su una persona pancia a terra – oltre a non essere fisicamente semplice – non da risultati utili per compiere le scelte giuste. “La vittima non è stata girata perché secondo i Carabinieri era pericolosa. Questo elemento è molto importante e ne va tenuto conto. Oltre al fatto che si è valutata allo stesso modo la responsabilità del volontario e quella del Carabiniere, c’è da capire cosa avrebbe dovuto fare il volontario secondo il giudice”. Il protocollo sanitario prevede che se sulla scena dell’evento c’è un rappresentate delle Forze dell’Ordine è lui che comanda. Quindi “la povera Claudia ha fatto più di quel che avrebbe dovuto perché ha cercato in ogni modo di aiutare la vittima, davanti alla scena violenta che era stata presentata dai Carabinieri”. Una constatazione che sta facendo aumentare la rabbia e il senso di ingiustizia: “Il 7 giugno discuteremo la posizione della mia assistita – spiega l’avvocato Manzo – ma nello stesso tempo non deve passare un messaggio sbagliato per il volontariato. Il gesto di Claudia dev’essere l’esempio del buon volontario. Non deve passare il messaggio che il volontario rischia risvolti penali se si trova in situazioni simili. Non può essere così. A mio avviso è quasi offensivo che sia stata chiesta la stessa pena per i 4 Carabinieri che hanno prima arrestato, schiacciato e poi preso a calci Magherini, e per la volontaria che ha cercato di aiutare la vittima. E’ una cosa che grida vendetta”.

 

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3 Comments

  1. daniele

    Finalmente si affronta questo aspetto,nei corsi che si tengono ,solitamente,si archivia il capitolo relativo alla responsabilità penale e civile con 10/15 minuti a fine di altra lezione più ampia,personalmente da istruttore regionale ho sempre impostato la prima lezione sul ruolo del soccorritore e l’aspetto penale,perchè troppe ,tante volte ho sentito nelle associazioni le frasi stile “ha ma c’è l’art. 54! e poi siamo volontari”,così come la presenza di forze di PS è sempre vista un po come lo scaricabarile “eh ma mi hanno detto di fare così”.Il soccorritore (non sanitario,volontario e non) è tenuto a sapere cosa deve fare e cosa gli compete,basta fare una telefonata(registrata) in CO,compilare bene la modulistica e stilare un rapporto a fine turno in casi come questo.Tanto sarebbe bastato per evitare di finire sul banco degli imputati.Risulta poi stucchevole la risposta del presidente CRI di Firenze “ma il protocollo nazionale del 118 prevede che non debba fare niente che lo metta in pericolo. “mi piacerebbe sapere cosa è e dove si reperisce il protocollo nazionale 118,salvo poi spiegare perché confonde l’autoprotezione con lo svolgimento maldestro di un servizio,scoprendo che,ohibò,un volontario puà finire sul banco degli imputati.da ANNI si chiede la delineatura giuridica del tecnico di soccorso e la responsabilizzazione di tale ruolo,volontario o dipendente che sia,servono come sempre queste brutte esperienze per capire che abbiamo dei gap che vanno sanati e se dopo la sentenza ci sarà un ulteriore crollo dlle presenze volontarie ai corsi,ben venga,almeno si prenda atto che la normativa va rifatta prima di far rischiare alla gente pene pecuniarie o personali.

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  2. Pingback: Processo Magherini, la reprimenda del Giudice: "Non è uno stadio, niente maglie colorate"

  3. Loris Campalani

    La mia domanda è: domani sera mi buttano della droga nel bicchiere, io do di matto, i carabinieri mi ammanettano e di fronte a 3 soccorritori vado in arresto cardiaco. È lecito che nessuno se ne accorga finchè non arriva il medico?
    Quindi è giusto morire di fronte a 3 soccorritori?
    E se anche i carabinieri si impuntano dicendomi di non avvicinarmi, io non contatto la centrale e descrivo ciò che vedo? Ciòè che il paziente ha smesso di urlare e non espande?

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