Autista soccorritore durante il coronavirus: le difficoltà nel dialogo, le destinazioni lontane

Chilometri di distanza per le eventuali cure, da soli, se purtroppo la persona cara viene a mancare a causa del coronavirus.

 

Soccorritore durante il coronavirus: una quotidianità tutta da inventare

La pandemia da Covid-19 di questo periodo fa riflettere su aspetti che hanno rivoluzionato il nostro sistema sanitario.
In caso di malattia o di eventi traumatici, il nostro sistema sanitario prevede il soccorso in tempi rapidi e il trasporto del paziente nel Pronto soccorso attrezzato per le cure del caso.

In altre parole il paziente con problemi cardiaci improvvisi (ad esempio un infarto) viene portato dove è presente una sala di emodinamica, mentre il trauma importante viene centralizzato al trauma center. Questo sistema ha permesso negli anni di salvare molte vite, in quanto avviene il soccorso migliore in funzione del tipo di paziente da gestire.

Soccorritore durante la pandemia da coronavirus: organizzazione dell’emergenza rivoluzionata

Inaspettatamente questo tipo di organizzazione ha dovuto prendere incarico i pazienti positivi al coronavirus e creare reparti (o sezioni di essi) destinati alla gestione di questo importante problema.
Non sempre la cura dei pazienti può avvenire entro la zona di residenza e questo crea un disagio importante sia nel paziente, che nei suoi famigliari.
Capita sempre più spesso che il trasferimento di queste persone avvenga a distanze che , quando va bene, si aggirano entro i cento chilometri, ma spesso sono di molto superiori.
Prendere in carico una persona malata non significa solo trasportarla, ma portare con se quelle poche cose che dovrebbero personalizzare il proprio angolo di vita che si viene a creare in un ospedale.

Non è semplice trovare le parole per spiegare ad un anziano “lei andrà all’ospedale di……, perché ………….”: ti piange il cuore, quando lo stesso paziente di rimando dice “lasciatemi morire” .

Sono momenti nei quali ti senti quasi impotente, anche se si cerca di trovare una strada per non farlo sentire ancor più solo.

Iniziare il trasporto e creare un feed-back con il paziente, gestendo un colloquio appropriato senza evadere oltre i limiti delle proprie competenze è sicuramente uno dei momenti più appaganti e faticose dell’autista soccorritore, nel quale sarebbe opportuno vi fosse una maggiore formazione.

Sars-CoV-2, aspetti psicologici

L’emergenza, in virtù del SARS-CoV-2, sta mutando tantissimo e l’aspetto psicologico non va sottovalutato, perché prestare soccorso significa anche calarsi nei panni del paziente distante dai suoi affetti.

I commenti sono chiusi.