Vaccino per il coronavirus possibile? Ricercatori italiani conducono studio sulla mutazione del Covid-19

Vaccino sì, vaccino no. Non è una polemica da studio televisivo, anzi: dallo scoppio della pandemia ad oggi, la comunità scientifica mondiale non ha smesso di interrogarsi su aspetti cruciali della natura del coronavirus Covid-19.

 

Alcuni di essi sono dirimenti rispetto alla possibilità concreta di individuare e successivamente somministrare alla popolazione un vaccino efficace.

Ed è il motivo per il quale sta diventando ogni giorno più corretto parlare di vaccini, al plurale.

Tra gli aspetti più importanti la possibilità di mutare di questo retrovirus così aggressivo.

Per capire la portata dei dubbi, è stato uno degli scopritori dell’HIV, il dottor Robert Gallo, a constatare come il ceppo in Nord America ed Europa avesse caratteristiche di contagiosità superiori a quelle manifestate in Asia.

Vaccino coronavirus, l’importanza della proteina Spike:

Alla proteina Spike, e ai recettori Ace2 abbiamo dedicato un articolo ad hoc: sembra avere una capacità mutagenza fondamentale, nella capità di penetrazione del virus nelle cellule dell’organismo.

Uno studio pubblicato oggi sul sito BioRxiv (punto di riferimento nell’ambito delle life science) condotto da un gruppo di ricercatori di diverse universita’ internazionali (Italia, Germania e Inghilterra), condotto da soli italiani, cerca di comprenderne il significato biologico ed epidemiologico.

Vaccino per il coronavirus, il parere dei ricercatori:

“Utilizzando sofisticati modelli matematico statistici di genetica di popolazione- spiega Emiliano Trucchi, ricercatore dell’Universita’ Politecnica delle Marche- abbiamo notato che la diffusione di questa mutazione e’ dovuta ad un vantaggio selettivo del virus.

Ma non solo: sembra che questa nuova forma competa con quella originariamente comparsa in Cina”.

Analizzando l’effetto della nuova mutazione sulla struttura della proteina, attraverso simulazioni di dinamica molecolare, che permettono di studiare il moto degli atomi nello spazio, si e’ visto poi che “tale mutazione ha un significativo effetto su due regioni chiave della proteina– spiega ancora il professore di Biologia molecolare, Daniele Di Marino, dell’Universita’ Politecnica delle Marche- In breve, la nuova conformazione sembra essere piu’ predisposta a legare il recettore umano e quindi a veicolare l’ingresso del virus nelle cellule”.

Secondo Ilda D’Annessa, ricercatrice all’Istituto di Scienze e Tecnologiche Chimiche e del CNR di Milano, sarebbe “tuttavia possibile fare leva sugli stessi punti di forza del virus per progettare farmaci che interferiscono direttamente con i meccanismi d’infezione del virus stesso”, conclude.

PER APPROFONDIRE:

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