“COVID-19 non è un rischio occupazionale”: il consiglio internazionale degli infermieri chiede attenzione per salvaguardare la salute degli infermieri e dei pazienti

“COVID-19 non è un rischio occupazionale”. Ma un nuovo rapporto pubblicato oggi rivela che più di 1.000 infermieri sono morti per Coronavirus in 44 paesi.

Il documento, di nove pagine e stilato dal Consiglio Internazionale degli Infermieri, ha raccolto le risposte delle associazioni infermieristiche di tutte le nazioni tra il 30 luglio e il 14 agosto 2020.

Il Consiglio prende atto del fatto che i governi di tutto il mondo non stanno dando priorità agli infermieri e agli altri operatori sanitari in questa la pandemia.

In media, il rapporto rivela che il 10% di tutti i casi confermati di COVID-19 nel mondo sono infermieri e operatori sanitari.

Questo suggerisce che su quasi 30 milioni di persone infettate dal virus, ben tre milioni potrebbero essere operatori sanitari.

GLI INFERMIERI: PER META’ DEI PAESI INTERVISTATI COVID-19 NON E’ UN RISCHIO PROFESSIONALE

Nonostante ciò, rivela il rapporto, la metà dei paesi intervistati non classifica COVID-19 come un rischio professionale.

Il Consiglio Internazionale degli Infermieri sottolinea inoltre che i decessi degli operatori sanitari non sono ancora registrati globalmente – il che significa che il numero totale potrebbe significativamente essere più alto.

Oltre la metà delle strutture analizzate ha anche riportato episodi di violenza contro gli operatori sanitari in prima linea a causa di COVID-19

Covid-19, gli infermieri: “mettere a rischio il personale mette a rischio i pazienti”

Il Consiglio Internazionale degli Infermieri ha ora invitato i governi ad affrontare il loro “fallimento collettivo nel dare priorità agli operatori sanitari” in tutti i settori, tra cui la mancanza di raccolta di dati sui tassi di infezione e l’inadeguatezza dei DPI, in particolare nelle case di cura, nonché l’inadeguatezza dei test e della formazione, oltre a vaste segnalazioni di violenza e discriminazione nei confronti degli infermieri, e la mancanza di sostegno alla salute mentale.

Il CEO di CII, Howard Catton, ha dichiarato: “I risultati del rapporto si aggiungono a una lista crescente di fallimenti da parte dei governi nell’agire per proteggere gli infermieri e gli altri operatori sanitari durante la pandemia.

“Non raccogliendo dati sui decessi e sulle infezioni o riconoscendo COVID-19 come un rischio professionale, i governi stanno effettivamente guardando dall’altra parte”.

“La conseguenza è che il personale rimane senza equipaggiamento, formazione, tamponi, sostegno finanziario e mette a rischio la salute mentale degli infermieri.

Ma non illudetevi: mettendo a rischio il personale, i governi mettono a rischio anche i pazienti, senza contare che oggi è anche la Giornata Mondiale della Sicurezza del Paziente.

La semplice e innegabile verità è che la sicurezza del personale sanitario e la sicurezza dei pazienti sono due facce della stessa medaglia, non si può avere una senza l’altra”.

COVID-19 ED INFERMIERI, L’ITALIA TRA I 44 PAESI ANALIZZATI DAL CONSIGLIO INTERNAZIONALE DEGLI INFERMIERI

L’Italia si colloca perfettamente in questo scenario internazionale riguardante le professioni infermieristiche: la recente approvazione della legge contro la violenza su operatori sanitari e soccorritori non sembra aver intaccato particolarmente le cifre su questo versante.

E certamente il disconoscimento, anche economico (in molte zone d’Italia) dell’impatto di COVID-19 sulla salute degli infermieri non aiuta ad elevare e distinguere il nostro Paese dal contesto internazionale. Siano essi su un’ambulanza, in un Pronto soccorso o nell’ambulatorio di qualche presidio di montagna.

COVID-19 E INFERMIERI, LO STUDIO COMPLETO DI ICN

PER APPROFONDIRE:

READ THE ENGLISH ARTICLE

L’ANALISI DI FNOPI SULLA RIFORMA DEL 118

FONTE DELL’ARTICOLO:

NURSING NOTES UK

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