Attacco a Expo? In 20 minuti attivo il super piano PEIMAF

Un atto terroristico, una battaglia urbana, un incidente grave o un disastro naturale. Qualunque cosa accada a Expo, Areu è pronta per far entrare in azione i soccorritori lombardi e definire un flusso di feriti preciso verso 7 ospedali attorno alla zona Fiera di Milano, dove è atteso nell’arco di quest’anno un flusso di 10 milioni di visitatori.

Un piano d’emergenza che è stato  studiato prendendo spunto dalle tattiche medevac dell’esercito israeliano. In meno di 20 minuti infatti le sette strutture devono essere pronte per spostare pazienti e richiamare il personale. I feriti in arrivo dal sito Expo saranno trattati fra Niguarda, Policlinico, Sacco, San Carlo, Pini, Garbagnate e Rho. E’ attiva un’unità di crisi in grado di coordinare da lontano le fasi di evacuazione, l’arrivo nei Pronto Soccorso (che nel frattempo sono stati svuotati dai pazienti trasferibili e organizzati con aree dedicate) l’organizzazione di spazi di accoglienza. E’ previsto anche un’ordine di richiamo in caso di emergenza e un’organizzazione del personale interno all’ospedale secondo fasce di colore ben riconoscibili in base ai compiti assegnati.

Questo è uno dei piani di emergenza sanitaria più massicci e complessi mai applicati in Italia, ed previsto per il massiccio afflusso di feriti in arrivo dai padiglioni dell’Esposizione universale. Il piano – Peimaf, Piano di emergenza per massiccio afflusso di feriti – è stato provato giovedì scorso. Una simulazione in piena regola, a una settimana dall’inizio dell’evento.

Ciascuno dei sette ospedali si attiverà in base alle proprie aree di competenza: il Niguarda come Centro trauma di alta specializzazione, il Policlinico per i bambini e le donne in gravidanza, il Sacco per gli attacchi bioterroristici, il San Carlo per i politraumi con necessità di interventi neurochirurgici, il Pini per l’ortopedia, Garbagnate e Rho come ospedali generalisti a due passi dal sito di Expo. «L’organizzazione ospedaliera dei soccorsi in fase di maxi-emergenza è demandata ai Pemaf, che delineano preventivamente le soluzioni organizzative e logistiche più idonee per fronteggiare un eventuale massiccio ed imprevisto afflusso di pazienti, identificando la tipologia delle misure da adottare, le modalità, i tempi di attuazione, i responsabili e gli esecutori materiali dei diversi interventi – scrive l’assessorato alla Sanità in un documento del 14 novembre proprio dedicato ai Pemaf studiati per i sei mesi Expo -. È prevista anche la gestione di pazienti con problemi derivanti da attacchi nucleari, biologici, chimici e radiologici». I sette ospedali sono organizzati per ricevere contemporaneamente 44 feriti in codice rosso, 88 in codice giallo e 282 in codice verde. Anima dell’organizzazione è Giancarlo Fontana, primario del San Carlo e tra gli esperti del Pirellone nella programmazione sanitaria legata alle emergenze, che ha studiato a lungo il modello adottato nelle zone più calde di Israele.

Nella simulazione di giovedì i sette ospedali adotteranno tutti i protocolli previsti: infermieri, rianimatori, chirurghi, internisti, cardiologi, neurochirurghi, radiologi e psicologi (al lavoro, reperibili o fuori servizio) si muoveranno come in caso di un reale massiccio afflusso di pazienti e ciascuna struttura sarà trasformata in un campo di battaglia. Con la previsione dei settori da evacuare, la creazione di corsie d’accesso preferenziali per i feriti, la velocizzazione delle procedure di accettazione (triage), la predisposizione dei carrelli con le attrezzature, la modulistica semplificata per l’identificazione dei pazienti. Tutto dev’essere pronto.

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