Coronavirus, Talled Salud: in Porto Rico 9 operatori su 10 sono donne, ma il governo le dimentica

Coronavirus a Porto Rico: “Le donne costituiscono un fattore di cambiamento sociale determinante, e durante questa crisi lo stanno dimostrando una volta di piu’: oltre il 90% del personale impegnato nell’assistenza sanitaria nel Paese e’ donna.

Le cose a Porto Rico non cambieranno finche’ lo Stato non riconoscera’ questa funzione centrale e non dichiarera’ apertamente che la vita e la salute delle donne sono una priorita'”.

A parlare e’ Lourdes Inoa Monegro, esperta di salute pubblica, responsabile dell’organizzazione Taller Salud, impegnata da 40 anni per “salute integrale” e “sviluppo sociale” delle donne nell’isola, senza dimenticare la lotta alla violenza e le disuguaglianze sociali.

Porto Rico, Coronavirus ancora letale: le tristi cifre dell’epidemia

A Porto Rico, un Paese semi-indipendente in libera associazione con il governo degli Stati Uniti, la pandemia di Covid-19 ha fatto registrare a oggi oltre 1.950 casi e 56 decessi.

Il governo ha imposto misure restrittive per contenere la diffusione del virus, tra le quali il confinamento domiciliare obbligatorio e un coprifuoco.
Secondo Monegro, la risposta dell’esecutivo ne sta pero’ mostrando “la profonda inefficienza e fragilita’ dal punto di vista amministrativo”.

Per l’attivista, il problema principale e’ rappresentato dal tipo di approccio adottato.

“Si sta usando – spiega – un modello biomedico, incentrato solo sui test, che tra l’altro non vengono condotti come dovrebbero, e le diagnosi”.

Taller Salud contrappone a questa visione, definita “fortemente riduzionista”, un modello “biopsico sociale”, che consideri “la persona e tutte le caratteristiche del contesto in cui vive centrali”.

Su tutte, la “fragilita’ economica e i problemi di accesso alimentare”.

A indebolire ulteriormente le capacita’ di Porto Rico di reagire alla crisi sanitaria il fatto che ci troviamo davanti alla terza grande emergenza in tre anni.

“Nel 2017 gli uragani Irma e Maria – sottolinea Monegro – a cavallo tra dicembre e gennaio di quest’anno una serie di terremoti e adesso il virus”.

Nel corso della crisi provocata dall’uragano Maria, Taller Salud aveva dato il via a un’iniziativa mirata a contrastare la violenza domestica in situazioni di emergenza.

“All’interno di un progetto gia’ esistente, di cui sono responsabile e che si chiama ‘Tu paz cuenta – la tua pace e’ importante’ – racconta Monegro – avviammo una linea telefonica di appoggio e orientamento alle donne attiva 24 ore al giorno e sette giorni su sette”.

Quell’idea, ora, e’ tornata a essere molto utile.

Non sono infatti solo i numeri della pandemia a preoccupare.

“A marzo tre donne sono state uccise in contesti di violenza domestica” denuncia Monegro.

“Solo nei primi dieci giorni di aprile ci sono poi state quattro vittime, tra le quali tre transessuali”.
Per questo motivo sono ormai quasi due mesi che Monegro vive accanto al cellulare.

“Quando le donne in difficolta’ chiamano bisogna capire le loro necessita’ ma soprattutto rispettare le loro volonta'” racconta la responsabile di Taller Salud.

“Per prima cosa si fa una valutazione del rischio che sta correndo la persona e la si aiuta a gestire la componente emotiva”.

Monegro si trova spesso davanti a situazioni complesse:

“A volte e’ urgente far uscire la donna dal contesto in cui vive  – dice – ma il punto e’ che spesso non si ha un posto dove poterle indirizzare, un lavoro per far si’ che si sostengano fuori dalle loro abitazioni: insomma ci sono tante criticita’ legate a un sistema che ignora le loro problematiche”.
Secondo Monegro, allora, “lo slogan ‘resta a casa’ e’ giusto e comprensibile, ma forse prima di imporlo bisognerebbe avere un piano per gestire la situazione di tutte le persone, come tante donne, che a casa non ci possono stare”.

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FONTE DELL’ARTICOLO:

SITO DI TALLER SALUD

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