Come il 118 di Venezia affronta l’emergenza acqua alta

Scopriamo il piano del 118 di Venzia per affrontare una situazione sempre più comune a causa del cambiamento climatico: acqua alta, scirocco ed emergenza mobilità in Laguna.

Venezia, cento profonde solitudini e un’immagine per gli uomini del futuro, diceva Friedrich Nietzsche. Oggi non potrebbe essere più vero di così. Di fronte ad un maltempo sempre più violento e intenso, ad un aumentare dei livelli delle maree sempre più preoccupante per la stabilità e la resilienza di un gioiello che spicca imperterrito nella laguna da quasi 1600 anni, si ergono centinaia di uomini che stanno studiando come garantire alla meta turistica più visitata del mondo un futuro e una serie di sistemi di emergenza sempre efficaci ed efficienti.

Dalla centrale 118 del SUEM tutti gli operatori hanno svolto un lavoro intenso per garantire i soccorsi nella Laguna.

Quale modello per affrontare l’emergenza acqua alta?

La “prova” della seconda acqua alta più importante della storia di Venezia, avvenuta lo scorso 12 novembre, è stata affrontata da un sistema di soccorso molto più preparato ad eventi simili, rispetto al passato. Vale la pena ricordare che 9 delle 15 più importanti maree che hanno allagato Venezia sono avvenute negli ultimi 20 anni. Per questo motivo il SUEM, i Vigili del Fuoco e la Capitaneria di Porto di Venezia hanno iniziato a lavorare su un modello di azione per tutelare la città, assicurando in ogni momento i servizi di assistenza sanitaria in emergenza.

Previsione e azione, con o senza MOSE

“Noi siamo abituati all’acqua alta, che si presenta ciclicamente – spiega Nicola Bortoli, direttore Unità Operativa Complessa 118 SUEM Venezia-Mestre – ma non pensavamo di trovarci in questa situazione. I modelli previsionali hanno sottovalutato il fenomeno”. Sembra infatti che il modello di previsione delle maree che tiene in allerta Vigili del Fuoco, Polizia di Stato, Carabinieri e soccorritori Sanitari sia falsato dai lavori effettuati per installare il MOSE. Lavori molto intensi che potrebbero aver aumentato il rischio di acqua alta, invece di abbassarlo.

La sala operativa ha sotto controllo la situazione in caso di emergenza grazie ad una tecnologia invidiabile.

“Fortunatamente la centrale unificata è in collegamento con il sistema di monitoraggio installato in Laguna da Venezia, e abbiamo un collegamento diretto con il centro marea cittadino. Due volte al giorno ci vengono recapitati bollettini puntuali e precisi, che ci permettono di affinare la nostra organizzazione. Soprattutto, riusciamo a capire meglio in quali punti della città possiamo arrivare e in quali invece ci è precluso il passaggio”.

Modelli previsionali avanzati sull’esempio aeronautico

A Venezia infatti si può pensare che – essendoci idroambulanze e canali navigabili – l’acqua alta non sia un problema. Invece lo è: le migliaia di ponti, tutti con altezze differenti, rendono di fatto quasi impossibile prevedere dove l’idroambulanza passa e dove si blocca. “Manca ancora, anche se è in sperimentazione, un software di geolocalizzazione di tutto il piano di emergenza comunale. Con il nostro storico sappiamo quali sono le zone più delicate, dove la popolazione deve essere gestita in modo diverso o dove vanno integrati i soccorsi. Questo software, in futuro, sarà integrato al centro maree e avremo una segnalazione puntuale dei punti delicati”. Sapere quindi che “strade” prendere per raggiungere un paziente diventerà più semplice e migliorerà i tempi dei trasporti e degli interventi. E inoltre darà una chiara previsione aeronautica delle finestre di intervento. Si, un po’ come succede con i controlli aeroportuali: l’alta marea può occludere un passaggio e bloccare un’ambulanza proprio come una perturbazione può bloccare l’uscita da una valle di un elisoccorso.

Venezia è magica, ma sa essere anche proibitiva. Lo sforzo dei sanitari deve essere sottolineato

“Su Venezia non è mai stato fatto nulla di simile perché i ponti sono tantissimi e hanno troppe caratteristiche. E’ stata però fatta una grande mappatura di singole realtà e siamo più vigili che in passato”. La parola non è casuale. La nuova Centrale Operativa di Venezia è in grado di sfruttare la rete delle telecamere di videosorveglianza della Polizia Locale, così da valutare le condizioni dell’acqua nelle zone di interesse. “La Centrale Operativa così può sapere la situazione ed evitare problematiche importanti. Come per esempio succede ancora oggi a Chioggia, sotto il nostro territorio ma senza monitoraggio. Anche lì quando si va sott’acqua le ambulanze non passano e non è semplice la gestione”.

Laguna mai lasciata sola, anche nel momento più difficile

Nelle condizioni estreme dell’acqua alta però ci sono anche altri problemi gravi che toccano la Laguna. Per esempio lo scirocco. “Se è molto forte le idroambulanze non possono uscire dall’ospedale, o fanno fatica. Così scegliamo la dislocazione delle idroambulanze nel centro storico. Codifichiamo le aree insieme alla Capitaneria di Porto e posizioniamo i mezzi su San Marco, San Basilio e Arsenale. A seconda del meteo, possiamo dislocare anche in Centrale Vigili del Fuoco, e istituire un randez-vous con mezzi su gomma da Piazzale Roma”. Ma Venezia non è solo centro storico. Pellestrina, Burano, Murano resterebbero isolate, se non ci fosse un servizio collegato fra 118 e Guardia Costiera. “Loro hanno imbarcazioni più tecniche per operare su quelle zone. Anche il SUEM sta acquistando un natante di questo tipo per implementare gli interventi. Pellestrina e Lido sono già allertate in queste situazioni per interventi più complessi, dare assistenza prolungata e per fermare tutto ciò che non è tempo-dipendente. Si cerca di lavorare in navigazione sicura”.

Acqua alta si, ma lo scirocco è il problema vero

Ma quando c’è acqua alta e scirocco, a Venezia sono in pericolo anche i soccorritori. Navigare con il mare in condizioni critiche infatti è pericoloso e l’acqua non è certo calda, nei rigidi inverni padani. “Tutto il personale ha un salvagente in dotazione, più compatto e semplice da azionare dei salvagenti che vediamo normalmente. L’equipaggio deve essere tutelato perché cadere in acqua vestiti non è assolutamente come nei film. Ma conoscendo la situazione, le stesse idroambulanze hanno una struttura “salvavita”. Gli ultimi mezzi che abbiamo in dotazione hanno uno sblocco automatico che consente, in caso di incidente e affondamento del natante, di liberare il vano sanitario e garantire l’evacuazione dei trasportati.

Non solo emergenza: anche i trasporti sanitari hanno importanza

Fortunatamente durante questa acqua alta storica non ci sono stati eventi critici tempo dipendenti. I soccorsi tradizionali si sono allungati un po’ nelle tempistiche, portando a termine i trasporti sanitari che sarebbero dovuti finire alle 22 con qualche ora di ritardo. Chi è stato soccorso e trasportato dalla Guardia Costiera invece ha dovuto affrontare un percorso più lungo, perché l’imbarcazione utilizzata è pensata per raccogliere più pazienti contemporaneamente. Ma soprattutto non ci sono state causalità dirette. I decessi riportati dalla stampa infatti sono stati legati ad una folgorazione a Pellestrina e a una intossicazione da monossido di carbonio.

Adesso la tutela: il pianeta bussa prima a Venezia

Bisogna però fare in modo che Venezia sia tutelata. Perché il cambiamento climatico in atto, il 12 novembre e nei giorni successivi, ha dato un forte, fortissimo segnale della sua presenza. “Sicuramente le condizioni sono in peggioramento ovunque. L’emergenza meteo tocca parecchie zone. Il litorale ha tenuto duro ma avevamo fiumi al limite e mareggiate molto forti. In futuro pensiamo di migliorare i sistemi di monitoraggio, ma anche di acquisire dotazioni che ci consentano di fare soccorso extra-ordinario in tutte le località della Laguna. Dobbiamo poter intervenire senza problemi in posti come Chioggia, magari in loco. Siamo abituati ad affrontare situazioni in peggioramento, e riusciremo ad essere resilienti anche in futuro”.

Si, ha ragione Nietzsche: il bello di Venezia non è nella ceramica fragilità della sua struttura, ma la strenua forza dei suoi abitanti che la rendono un faro resiliente nella tempesta.

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