Orzaiolo, uno sguardo d’insieme

L’orzaiolo è un’infiammazione benigna delle ghiandole sebacee presenti nelle ciglia, che si manifesta come una bolla simile ad un brufolo o ad un foruncolo acneico tondeggiante dalla consistenza piuttosto compatta; di solito compare sulla parete esterna della palpebra, molto meno frequentemente sulla parete interna

Oltre all’inestetismo in sé, l’orzaiolo è spesso accompagnato da dolori (anche se lievi), gonfiore e rossore intorno alla palpebra.

Essendo considerato un disturbo lieve spesso non viene riportato, quindi non è semplice definire il tasso di incidenza dell’orzaiolo.

Ciò che è certo è che il disturbo non fa differenza tra maschi e femmine, e nemmeno distinzione di razza.

Essendo un’infezione, l’orzaiolo è più frequente nei soggetti che soffrono di blefarite, un’infiammazione cronica delle palpebre che si caratterizza per la comparsa di crosticine, squame ed ulcere irritative lungo il margine palpebrale.

Di solito, l’orzaiolo tende a scomparire spontaneamente in 1-2 settimane ma se ben curato la sua risoluzione è anche più rapida.

Cos’è l’orzaiolo e come riconoscerlo

L’orzaiolo si presenta come una piccola formazione nodulare spesso purulenta, sita nella parte interna o esterna della palpebra.

Spesso la palpebra interessata presenta rossore, prurito o irritazione, sino a causare una forte lacrimazione.

Di norma, l’orzaiolo non provoca alcun disagio per la vista di chi ne è soggetto.

Si tratta infatti, nella maggior parte dei casi, di un’infiammazione delle ghiandole sebacee o dei follicoli ciliari a seconda che questo sia collocato nella parte interna oppure esterna della palpebra.

È raro che si presenti bilateralmente: generalmente l’orzaiolo si sviluppa su un occhio solo.

Quando l’inestetismo compare, sulla palpebra è evidente la presenza di un rigonfiamento simile ad un brufolo acneico, tipicamente accompagnato da rossore, irritazione e lieve dolore; di solito, data la sua natura infettiva, si sviluppa in seguito a condizioni che favoriscono la carica batterica intorno alla palpebra o all’occhio in generale. In ogni caso, la sua diagnosi è di competenza del medico di base o dell’oftalmologo, il quale potrà distinguere l’infezione da altri disturbi quali: xantelasmi palpebrali, calazi e papillomi.

Detergere frequentemente le mani e non toccare gli occhi può prevenire la formazione dell’orzaiolo, ma può anche alleviare i dolori e ridurre il periodo di cura qualora l’inestetismo sia già comparso.

Essendo un’infiammazione acuta – e non cronica – non comporta la ricomparsa dell’infezione in futuro, a meno che non ricorrano le cause che determinano la sua formazione o sia dovuta ad altre condizioni infettive croniche come la blefarite.

Qualora si sviluppi un granuloma cronico a carico di una ghiandola di Meibomio per occlusione del dotto escretore e infiammazione circostante si parla invece di calazio.

Orzaiolo: le cause

L’orzaiolo può essere dovuto a blefarite nei soggetti in cui il disturbo è cronico e presenta crosticine, squame ed ulcere irritative attorno alla palpebra, ma può essere causato anche da altre condizioni infiammatorie. In caso di infezione acuta, lo sviluppo dell’orzaiolo è provocato da condizioni favorevoli alla proliferazione della carica batterica attorno alla palpebra o all’occhio.

Fra le più frequenti troviamo: l’utilizzo di asciugamani o salviette contaminate, l’impiego di cosmetici scaduti, una scarsa igiene del viso o delle mani e, infine, il posizionamento di lenti a contatto non disinfettate accuratamente.

In particolare, la scarsa igiene è tra le cause principali (nonché il fattore predisponente più comune) della formazione dell’orzaiolo: se non si detergono accuratamente le mani e il viso, se ci si tocca gli occhi con le mani sporche, i batteri entrano in contatto con gli occhi e penetrano nei follicoli, scatenando in questo modo l’infezione.

Il contagio, inoltre, avviene in modo piuttosto semplice dato che è sufficiente il solo contatto delle mani sporche con gli occhi per permettere agli stafilococchi di creare un danno, favorendo così l’infezione.

Per queste ragioni, tutti gli interventi sanitari preventivi si “limitano” ad una corretta igiene oculare, nonché ad una corretta igienizzazione delle mani. Nella maggior parte dei casi, una pelle poco detersa risulta essere una delle determinanti principali dello sviluppo di infezioni, soprattutto per quelle sostenute da stafilococchi.

Orzaiolo: i sintomi

Come precedentemente detto, l’orzaiolo deve essere diagnosticato da un medico generico o da un oftalmologo poiché i sintomi possono essere simili ad altre condizioni infettive.

Generalmente, l’orzaiolo si manifesta con un rigonfiamento della palpebra, talvolta dolente e arrossata; nella maggior parte dei casi, può presentare piccole secrezioni di pus nei punti nodulari.

Meno comuni sono invece la lacrimazione e la formazione di croste muco-purulente, che si accompagnano invece tipicamente a casi di blefarite o ad altre condizioni infettive croniche.

Oltre ad un lieve dolore attorno alla parte interessata, il soggetto può lamentare bruciore o irritazione localizzata, ipersensibilità alla luce, sensazione di corpo estraneo all’interno dell’occhio o prurito; è bene ricordare che molti di questi sintomi portano il soggetto a toccare frequentemente la parte interessata provocando una maggiore irritazione e dolore o, nei casi in cui le mani siano sporche, aggravando la condizione infettiva.

Meno comune, ma comunque possibile, è la condizione per cui l’infezione non si limiti ad un solo occhio, bensì sia bilaterale andando ad interessare entrambe le palpebre.

L’orzaiolo si risolve comunemente nel giro di pochi giorni se curato o comunque nel giro di 2 settimane senza trattamento.

Il piccolo nodulo contenente la secrezione di pus si aprirà autonomamente rilasciando all’esterno il contenuto.

È bene ricordare però che, essendo un’infezione, è sempre meglio curarla e farla controllare da un medico.

Le tipologie

La principale distinzione riguarda la posizione dell’orzaiolo, che può comparire sulla palpebra interna oppure sulla palpebra esterna.

  • Orzaiolo interno. La forma meno comune di orzaiolo è quella che si sviluppa sulla parte interna della palpebra; in questi casi, il gonfiore si forma all’interno ed è causato da un’infezione delle ghiandole di Meibomio (ghiandole escretorie interne dell’occhio).
  • Orzaiolo esterno. La forma più comune di orzaiolo è quella che si sviluppa sulla parte esterna della palpebra; in questi casi, il gonfiore si forma all’esterno e le cause sono da ricercarsi nell’infiammazione dei follicoli ciliari, nell’infiammazione di una delle ghiandole di Zeis (fondamentali per la lubrificazione delle ciglia) o nell’infiammazione della ghiandola di Moll (ghiandola sudoripara apocrina modificata sita vicino ai follicoli delle ciglia, sul margine della palpebra e anteriormente alle ghiandole di Meibomio).

Nei casi più severi, l’orzaiolo non curato può evolvere sino a trasformarsi in calazio, una cisti dolorosa che cresce nella palpebra a causa dell’ostruzione del dotto escretore della ghiandola di Meibomio.

Come viene diagnosticato l’orzaiolo

Premessa: l’orzaiolo è una condizione infettiva della palpebra e per questo è necessario che sia diagnosticato da un medico di base o da un oftalmologo.

Rilevarlo è piuttosto semplice, dati i sintomi evidenti, ma la diagnosi dell’orzaiolo si basa unicamente su una visita medica.

Il medico dovrà necessariamente escludere che si tratti di un calazio o di una cisti del bordo palpebrale, le quali presentano sintomi simili ad un orzaiolo ma prevedono cure e trattamenti differenti.

Orzaiolo: i trattamenti più efficaci

L’orzaiolo è una condizione infettiva acuta che può essere facilmente debellata in pochi giorni anche senza un trattamento specifico.

Ovviamente, in quanto infezione è sempre necessario consultare un medico per ricevere una cura e per farsi diagnosticare con certezza il disturbo.

L’orzaiolo tende a risolversi spontaneamente senza la necessità di trattamenti particolari.

Tuttavia, qualora l’infiammazione dovesse persistere, la terapia medica più comune consiste nella somministrazione di pomate antibiotico-cortisoniche in seguito ad accurata igiene oculare.

Non trattare l’orzaiolo come un comune foruncolo è fondamentale.

Qualora dovesse essere “spremuto”, l’infezione potrebbe infatti fuoriuscire e propagarsi, irritando ulteriormente la cute palpebrale.

Allo stesso modo anche gli impacchi caldi “fai-da-te” sono da evitare, in quanto potrebbero peggiorare l’irritazione e aumentare il dolore.

I rimedi più comuni per il trattamento dell’orzaiolo sono gli impacchi caldi meglio se con garze medicate per favorire la suppurazione e l’evacuazione del pus ritenuto.

Qualora l’infezione dovesse persistere oltre i 15 giorni si potrebbe considerare l’eventuale rimozione di ciglia, follicolo o ascesso, dopo aver consultato uno specialista.

I principali antibiotici con il quale viene trattato l’orzaiolo sono: Tobramicina, Cloramfenicolo, Tetraciclina.

Come prevenirlo ed effetti sulla vita quotidiana

L’orzaiolo è una condizione infettiva dovuta all’entrata di cariche batteriche all’interno dell’occhio.

Proprio da questa definizione si può risalire al principale metodo di prevenzione di questo disturbo, ovvero l’igiene.

L’igiene oculare, del viso e delle mani rappresenta il primo modo per prevenire la formazione dell’orzaiolo.

Contribuiscono alla prevenzione anche l’igiene personale globale e comportamenti quali: evitare i make-up che possono in qualche modo predisporre all’infezione, evitare le protesi mobili alle ciglia (meglio conosciute come “ciglia finte”), lavarsi sempre le mani prima di toccarsi gli occhi (soprattutto nel cambio delle lenti, così da mantenerle sterilizzate) e non indossare abbigliamento per la testa o il volto di dubbia pulizia.

Per prevenire l’orzaiolo si può ricorrere dunque a pochi e semplici gesti da NON fare

  • avere una scarsa igiene personale, soprattutto del volto
  • utilizzare make-up pesanti, soprattutto sulla riga della palpebra
  • cambiare le lenti a contatto o sfregarsi gli occhi con le mani sporche
  • usare abbigliamento, caschi o altri capi e trucchi di dubbia provenienza o usati da persone che soffrono di infezioni al volto
  • promuovere la diffusione dell’orzaiolo scambiando gli oggetti personali come asciugamani, trucchi, casco da moto, occhiali, ecc.

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