Infermieri, il racconto dell’inferno ignobile vissuto dai candidati per i 173 posti in Friuli

Infermieri, il racconto dell’inferno ignobile vissuto dai candidati per i 173 posti in Friuli

Riprendiamo e riportiamo l’articolo di infermieristicamente.it relativo al test di selezione per 173 posti a tempo indeterminato di infermieri svoltosi in Friuli Venezia-Giulia. Una situazione che si commenta da sola nelle parole del cronista Andrea Lucchi:

 

Non se ne sentiva assolutamente il bisogno ma il Friuli Venezia Giulia ha voluto ugualmente darci un assaggio (e nemmeno gratuitamente) di quanto sia fallimentare tutto ciò che ruota intorno all’ ambiente sanità.  Si perché la sanità è un contenitore ampio, ampissimo, dove galleggiano dentro più contenuti e tra questi vi è anche la porzione occupata dal demoralizzante settore della pubblica selezione. Viene da chiedersi “Non lo sapevano?”. Certo che si, la virtuosissima regione lo sapeva. Sono mesi che il super-atteso e stra-pubblicizzato concorso in Friuli vanta a suon di forti trombe una mole di iscrizioni che gravita intorno ad un numero record attestato ai 4 zeri.

E così molti sono partiti (tra cui io) con quello che potevano permettersi perché spendere ingenti somme solo per una preselezione di cui è incerto il risultato non conviene o perché siamo spulciati dopo l’ avviso a Roma o ancora per colpa della cooperativa che non ci ha pagato questo mese. Alcuni completamente disoccupati hanno optato per autobus economicissimi. E sia che il mezzo fosse stato noleggiato ad hoc per l’ evento o venisse preso singolarmente dalle varie stazioni tutti abbiamo provato il disagio di un viaggio lungo oltre dieci ore, con appena due (chi una) soste, alla ricerca del posto al sole: ma con dignità. Immobili sul sedile di un Pullman gremito, asfissiante, pieni di borse e mal di schiena, intorpiditi dall’ ansia e dalla paranoia, disgustati dall’ idea del mancato igiene prolungato fino al giorno dopo. Stivati come le schiere di schiavi africani durante la rivolta degli Amistad eppure proprio come loro su tutto questo c’ era una meraviglia che splendeva e poteva levigare il fastidio: la speranza. La speranza di veder incarnata, dopo mesi di attesa, la realtà dell’ organizzazione efficiente tanto decantata. La speranza di poter mangiare un pasto caldo e bere, darsi una sciacquata al volto prima e dopo il test, provvedere ai bisogni normali. La speranza di poter tentare lealmente di guadagnarsi un posto, finalmente con meritocrazia, sempre in una delle regioni di cui tanto si millanta il virtuosismo sanitario. Non volevamo un Eldorado ma ci sembrava nostro diritto essere accolti con l’ umana dignità di chi ha pagato e fatto sacrifici per raggiungere Trieste.

CONTINUA

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