Donne pilota di elisoccorso, la storia di Anna e quella differenza fra un sogno e un obiettivo

Diventare pilota è difficile. Diventare pilota di elisoccorso è molto difficile. Ecco perché la storia di Anna Parlagreco, 29 anni e ai comandi dell’AW139 Pegaso 3, racconta a molti quanto sia importante la determinazione.

 

Difficile, costoso, impegnativo, e con una scarsissima presenza di femminilità. Ecco cosa significa essere piloti di aerei ed elicotteri. Invece, essere piloti di elicotteri da elisoccorso è difficile, impegnativo costoso e… “regala una delle professioni più gratificanti ma complesse che si possano immaginare”.

Questa è la storia di una bambina di 7 anni che ha deciso di volare e che oggi, negli occhi ha probabilmente ancora la stessa luminosa voglia di volare che aveva 23 anni fa. Anna Parlagreco è – insieme ai suoi colleghi della Babcock International – ai comandi dell’elicottero AW139 “Pegaso 3” di Massa. E’ lei che comanda l’elicottero al servizio della Toscana nord occidentale, e garantisce il trasporto in condizioni difficili, affinché il team sanitario avanzato possa raggiungere i pazienti critici in quasi tutte le condizioni possibili. Grazie al suo AW139 e al team della base Pegaso 3 dell’ospedale di Massa, l’elisoccorso può volare e garantire il salvataggio di persone in codice rosso e in luoghi remoti e isolati. Se però guardiamo questa storia da un altro punto di vista, stiamo per raccontarvi semplicemente di Anna, una ragazza che ha sempre avuto le idee molto chiare.

Cosa vuol dire pilotare una eliambulanza?

Partiamo dai dati di base. Per fare un buon servizio di eliscoccorso serve un’organizzazione seria e affidabile, che creda nelle qualità dei piloti e lavori per garantire sempre il meglio in ogni servizio che effettua. E che sia disponibile a far parlare i suoi professionisti. Questa azienda si chiama Babcock International, e ha in gestione il servizio di elisoccorso delle basi della Toscana, dove opera con gli elicotteri siglati “Pegaso”. A Massa, durante HEMS Congress 2019, abbiamo visto più volte l’AW139 “Pegaso 3” librarsi in volo. Ai comandi c’era Anna Parlagreco, 29 anni, da 10 pilota di elicottero. Per 12 ore al giorno, con turni pensati per dividersi equamente fra lavoro e famiglia, è ai comandi di un gigante del cielo come l’AW139 che fa servizio su Massa, Lucca, Pistoia, Livorno e Pisa. Si alterna con Pegaso 2 (che fa base a Grosseto) per i servizi all’Isola d’Elba. Anna fa parte di una squadra nutrita e preparata, che dalla base di Massa Cinquale garantisce più di 300 voli l’anno, di notte e di giorno, per salvare persone in condizioni critiche.

Pilotare un elicottero, visto da una bambina

Ci ha impressionati subito il carattere solare ma determinato di Anna che, sorridente, ci racconta la sua storia: ” È da quando avevo 7 anni che coltivo la passione per il volo. Subito dopo il liceo ho iniziato a costruire la mia carriera in aviazione civile. Sono partita per gli Stati Uniti e ho partecipato ai corsi della Bristow Academy, in Florida. Mi sono trattenuta 5 mesi in più negli States per conseguire la licenza commerciale strumentale. In seguito, mi sono affacciata sul territorio italiano dell’aviazione senza aver mai volato e senza conoscere nessuno in questo campo. Su consiglio di un conoscente americano ho fatto una lista di tutte le aziende italiane che lavoravano con velivoli proponendomi come pilota”. Tutto è nato a Fiumicino, per Anna, dopo una cena con amici di famiglia. “Mi hanno portato al simulatore e ho volato, e da lì ho capito un elemento chiave che avrebbe dato una svolta alla mia vita. Se fin da bambina ero innamorata dell’aviazione in generale, dopo il liceo ho capito che la mia vera passione sarebbe stata il volo in elicottero. È dinamico, viene impiegato nelle operazioni di soccorso, è sempre il primo ad intervenire in casi complessi e può fare veramente la differenza. È affascinante fare ciò che ho sempre sognato, sapendo di poter aiutare il prossimo. Ho fatto il brevetto per pilotare un elicottero e da lì mi sono buttata a capofitto nell’ambito lavorativo, trovando chi mi ha dato la possibilità di effettuare quello che – come ci diciamo molte volte fra colleghi, è il lavoro più bello del mondo con la vista più bella del mondo”.

Come si comincia? Quale è stato il tuo percorso per diventare pilota di elicotteri?

“Ho iniziato nell’ufficio operativo di Esperia, occupandomi dell’organizzazione dei voli. Ci occupavamo di trasporto di figure politiche e VIP. A volte è molto più stressante che fare elisoccorso, dal punto di vista delle richieste. Certo, un occhio esterno potrebbe vedere più pressione nell’effettuare una missione critica per salvare la vita di adulti o bambini. Ma noi in realtà non dovremmo sapere nè le condizioni e neppure la tipologia di paziente che stiamo trasportando. In realtà alcune informazioni all’interno dell’equipaggio si possono dedurre, perché i dettagli sono evidenti durante lo sviluppo di missione. Ma per come la vedo io, l’elicottero deve andare da A a B nel minor tempo possibile e nel modo più sicuro possibile. Alla fine della giornata siamo tutti felici di tornare in famiglia. Non si fanno acrobazie, non siamo fuori dalle regole, ma lavoriamoin modo preciso e definito”.

L’essere donna in un settore prettamente maschile è complicato?

“In tutti gli ambienti di lavoro ci sono differenze. Io, essendo giovane e donna, sono vista un po’ come la mascotte del gruppo. Personalmente sono molto serena e tranquilla, e posso dire che siamo poche ma efficaci. È un lavoro in cui bisogna avere una grande passione. Per la fatica che affrontiamo, per il tipo di missione, per l’impegno, il pilota di elicottero è focalizzato solo sull’essere pilota di elicottero. E’ vero, esistono società che non assumono – ancora oggi – donne pilota. Ma ci sono società diverse, che non badano a questo aspetto. Io sono entrata in Babcock 3 anni fa e sono stata una delle prime a fare tutta la selezione professionale tecnico abilitativa. Un percorso lungo, dove importa la qualità di quello che fai. Quello che mi piace sottolineare è che se vuoi seguire un obiettivo, e non molli mai, nonostante le difficoltà raggiungerai quello che vuoi. Se si parte con la determinazione, alla fine questa viene apprezzata e diventa un requisito”.

Pilotare un AW139: difficoltà e vantaggi di una macchina multiruolo

A questo punto, il discorso deve virare più sul tecnico, sull’aspetto che caratterizza l’elisoccorso toscano costiero, ovvero l’utilizzo dell’ AW139. “Per me è un bell’elicottero: super performante, ottimo per l’elisoccorso, soprattutto per via delle distanze che si devono ricoprire. Ha delle peculiarità molto importanti. Certamente, l’H145, il T2, è perfetto per l’alta montagna, ha una manovrabilità e prestazioni molto diverse, per i carichi e per le prestazioni. Il 139 invece ti permette di trasportare più persone e più materiale, il che lo rende perfetto per lavorare al meglio nelle nostre condizioni”.

Condizioni di intervento difficili: essere piloti e non essere super-eroi

Un particolare però non sfugge mai dai discorsi che si affrontano con un pilota di elisoccorso, ed è quello che caratterizza spesso, molto spesso, la figura del soccorrotire avanzato. “Si vola in condizioni difficili, ma mai in condizioni di insicurezza. Ci sono operazioni complesse come i voli notturni, o i voli in inverno che qui da noi possono avere condizioni molto particolari. Quando sei in elisoccorso devi riflettere bene se infilarti in una situazione o meno, in fase di pianificazione. Con un aereo, bene o male, sai che fai quota e che puoi andare dal punto di partenza al punto di arrivo e c’è sempre un aeroporto. Noi elicotteristi invece dobbiamo stare attenti al meteo, alle quote e alla visibilità. Tanti accorgimenti che vanno pianificati e valutati in volo, non solo in notturna ma anche in diurna.Se c’è bassa pressione con temporali e scarsa visibilità bisogna fare due conti e chiedersi ‘posso andare?’ e soprattutto ‘posso tornare?’. Inoltre, dobbiamo considerare anche la quantità di carburante. Nel nostro caso specifico, abbiamo i galleggianti a bordo, quindi disponiamo di meno carburante. Questi conti vanno fatti con attenzione ad ogni intervento per garantire la sicurezza sia dell’equipaggio, sia dei pazienti”.

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