Dire grazie ai soccorritori: la gratitudine salva la vita!

In quanti pazienti hanno detto grazie ai soccorritori? Alcuni forse sempre, altri mai. Altri li avranno addirittura aggrediti. Quindi, dov’è la gratitudine?

Grazie ai soccorritori, in quanti lo fanno? Sono più le aggressioni, che i gesti di gratitudine. Non passa un giorno in cui non si parli di aggressioni a operatori del 118, personale sanitario e medici. Nei Pronto Soccorso e in ambulanza, in molti sono stati presi a male parole o addirittura minacciati e malmenati fisicamente. Il punto è: perché? Cos’è che spinge i pazienti e a volte i loro accompagnatori o parenti ad aggredire i soccorritori?

Grazie. Questo sconosciuto!

All’inizio dell’anno abbiamo affrontato la questione delle aggressioni ai soccorritori. Più di 3000 casi registrati solo nel 2018. Nonostante ciò, il soccorritore non è una figura tutelata e non è protetta. A dirlo sono state molte personalità del mondo sanitario e del mondo politico che hanno partecipato al congresso di Croce Rossa Italiana “Non sono un bersaglio”. 

Questa campagna è stata portata avanti in tutto il mondo, soprattutto in zone come Asia e Africa, in cui le tensioni tra gruppi armati e le guerre civili hanno creato un clima pericoloso anche per volontari, medici e infermieri che operano per salvare e aiutare gli altri, senza vessilli o schieramenti. Ma le violenze continuano a registrarsi anche qui, in Italia.

Aggressioni ai soccorritori – Rottura setto nasale provocata da una colluttazione.

I motivi delle aggressioni? Pazienti sotto effetto di alcol e/o droghe, per lo più. Ma anche parenti nervosi, astanti ubriachi e rissosi che ostacolano l’operato di volontari e medici dell’emergenza che cercano soltanto di fare del loro meglio per salvare vite.

Da una ricerca americana condotta dalla Drexel University Dornsife Shool of Public Health,  fare il soccorritore è più pericoloso che fare il Vigile del Fuoco, in termini di aggressioni. Dallo studio è emerso, inoltre, che il problema delle aggressioni purtroppo aumenta in base al sesso dell’operatore. I maschi sono più a rischio delle donne.

Cosa fare per risolvere il problema?

Tra le diverse soluzioni, c’è sicuramente la formazione del personale sanitario ai comportamenti da tenere per evitare le aggressioni nel modo più corretto possibile. Ma questo, a volte, non basta. Si dovrebbe pensare ad un incremento del supporto delle forze dell’ordine, che in casi come i turni di notte (che sono quelli statisticamente più pericolosi) possano accompagnare l’ambulanza e presidiare i PS per ristabilire la quiete.

O forse, la cosa migliore sarebbe aumentare nei cittadini il senso civico e il rispetto per le persone che dedicano la loro vita agli altri, sia che si tratti di volontari, sia che si tratti di professionisti. Anche un semplice “grazie” può spesso salvare vite.

 

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