Autista soccorritore, professionisti e volontari pronti a dialogare per il bene del paziente

Per la formazione di chi guida le ambulanze potremmo essere davvero a un punto di svolta. Dopo l'appello di ANPAS, anche il CoES Italia si unisce alle richieste di una formazione corretta e di un dialogo il più costruittivo possibile.

Il disegno di legge presentato al Senato del M5S sulla figura dell’autista soccorritore in ambulanza ha agitato le acque.

La grande visibilità della tematica, la nostra intervista con il Presidente di ANPAS Pregliasco, e tante discussioni sui social hanno portato al centro della discussione anche il CoES Italia, associazione nazionale di categoria dei conducenti di Emergenza Sanitaria. Tutti hanno uno stesso obiettivo: attivare un dialogo il più condiviso possibile per evitare di commettere errori nell’emanazione di un provvedimento che rischierebbe di essere esagerato per un comparto fino ad oggi rimasto senza una precisa regolamentazione.

 

Moreno Montanari, presidente CoES, nel corner di Emergency Live a REAS 2018

La proposta di legge in commissione sanità al Senato del 5 stelle Gaspare Marinello infatti prevede più di mille ore di formazione per l’autista soccorritore professionista, ed esenta da questo compito chi ha già sostenuto 2.000 ore di guida in ambulanza. I numeri e i temi della proposta sembrano non avere suggeritori attivi nel mondo del soccorso italiano. Il sospetto è che l’istanza sia partita dalle necessità normative della Sicilia, alle prese con un rinnovo della sua struttura di Emergenza-Urgenza. Emergency Live quindi cercherà di capire quanto prima come e perché è maturata una proposta simile.

 

Nel frattempo però accogliamo e rilanciamo la posizione della CoES Italia, che ha seguito con interesse la nostra intervista al Presidente di ANPAS Pregliasco e ha trovato diversi punti in comune: “Bisogna discutere tutti INSIEME, tenendo conto delle necessità e delle esigenze che gli attori del soccorso 118 rappresentano, senza dimenticare mai che tutto deve essere pensato attorno al paziente” ci ha spiegato il presidente del CoES Moreno Montanari.

A che punto è la figura dell’autista soccorritore?

“A partire dagli anni ‘90, il ruolo dell’Autista d’Ambulanza, volontario o dipendente, ha subito una profonda metamorfosi evolutiva. In primo luogo grazie alle sempre maggiori competenze individuali e di gruppo richieste nel soccorso dove l’autista opera, coopera e collabora al fianco di professionisti sanitari. In secondo luogo grazie al continuo ed inarrestabile progresso tecnologico e metodologico che conseguentemente ha rivoluzionato il sistema degli interventi 118 e dei trasporti secondari d’urgenza/emergenza ospedalieri”.

“In questo contesto che cambia – continua Montanari – si è avuto un miglioramento complessivo del sistema di soccorso, ma parallelamente ciò ha comportato la necessità di avere una sempre maggiore preparazione, l’esigenza di un continuo aggiornamento professionale e l’emanazione di stringenti norme sulla sicurezza degli operatori. Il concatenarsi dei suddetti eventi ha generato l’esigenza di omogeneizzare la formazione dei soccorritori per lavorare tutti con la stessa preparazione, qualità e performance individuale. Agli autisti d’ambulanza pertanto sono sempre più richieste attività complesse per il ruolo tecnico che ricoprono. Allo stesso modo anche al volontario vengono richieste conoscenze sempre maggiori. Deve essere in grado, di fare un elettrocardiogramma o, previo adeguata formazione, di saper aspirare un farmaco da passare al sanitario in emergenza, cosa impensabile fino a pochi anni fa! (vedi sentenza Consiglio di Stato Bolzano n.849/2014, Croce Bianca contro IPASVI). Ma sono aumentate notevolmente anche le competenze e la formazione dello stesso personale infermieristico, attraverso gli atti medici delegati.  In tutto questo turbinio di eventi, per tentare di stare al passo con l’evoluzione, gli autisti d’ambulanza si sono arrangiati come potevano, arrancando con fatica e spesso pagandosi corsi di tasca propria. Ciò è avvenuto e avviene tuttora per la mancanza di una formazione standardizzata e della tanto auspicata figura professionale che dovrebbe avere competenze certificate da un istituto scolastico e quindi spendibili su tutto il territorio nazionale ed Europeo. L’autista di Ambulanza ha cambiato nel tempo la sua professionalità seguendo la corrente: corsi specifici, protocolli operativi, algoritmi, ma il riconoscimento professionale è rimasto al palo. E sono passati più di 20 anni senza il giusto riconoscimento da parte dello Stato!”

Tante competenze nuove, come può fare il volontario a stare al passo del professionista?

“E’ chiaro a tutti che un volontario ed un autista d’ambulanza dipendente non possono avere percorsi formativi di base differenziati poiché essi sono chiamati ad espletare le stesse mansioni. L’unica differenza è che il dipendente è operativo sul campo con una media di circa 1700/1800 ore all’anno per tutta la vita lavorativa, mentre un volontario, per sua natura, viene formato e successivamente dona il suo tempo libero quando vuole (in media dalle 200 alle 300 ore/anno – dati FIVOL). Il volontario stesso è libero di scegliere se rimanere in servizio attivo, per tanti anni o per pochi mesi, senza obblighi, dopodiché può tranquillamente abbandonare, nonostante si siano investite risorse per la sua formazione”.

Rimane però il fatto che oggi il volontario può fare solo il volontario, e per diventare autista soccorritore dipendente bisogna passare attraverso attività terze

“Invece il possesso di un attestato professionale sanerebbe anche l’anomala situazione attuale che richiede il possesso di 5 anni di servizio da dipendente al fine di poter partecipare ad un concorso pubblico per Autista d’ambulanza, dando così la possibilità anche ad un volontario di essere assunto a tempo pieno nel Servizio Sanitario Nazionale. CoES Italia NON è aprioristicamente contraria all’evoluzione del sistema e nemmeno crede sia necessaria l’eliminazione delle figure volontarie che in esso vi operano, anzi. CoES Italia ritiene che siano un valore aggiunto e che debbano continuare a far parte del sistema, ma devono necessariamente evolvere assieme al sistema stesso e non divenire sostitutive dei professionisti sottraendo posti di lavoro, pubblici e privati, che sono ormai merce rara nel nostro paese”.

Ma non si creerebbe una sovrapposizione di ruoli con così tanta formazione? La Figura proposta sembra quasi un OSSS con competenze di guida.

Crediamo fermamente nel rispetto dei ruoli e delle competenze. Ad ognuno il suo! I sanitari devono poter espletare le loro funzioni e noi tecnici le nostre.  Pertanto auspichiamo di non dover più vedere infermieri che svolgono mansioni di autista d’auto medica, oppure OSS in posizioni anomale e non sottoposti al cambio di qualifica, che guidano ambulanze e/o automediche. Ed ancora, non vorremmo più assistere alla sostituzione degli infermieri “laureati” con dei semplici soccorritori, ma desidereremmo finalmente avere autisti soccorritori con un preciso ruolo che svolgono mansioni ben definite al massimo livello, senza andare ad invadere il campo sanitario. Con sistemi simili in tutte le Regioni”.

La difformità è forse oggi il problema più grosso, giusto?

Con l’attuale formazione, difforme in tutte le Regioni, è possibile – in alcune zone – che un volontario che espleta magari 3 o 4 turni al mese debba operare al massimo livello su interventi molto complessi. Probabilmente molti saranno in grado di operare su un mezzo di base, ma ad oggi la formazione normalmente erogata non è adeguata alla tipologie dei “soccorsi avanzati” dove si pratica lo Stay and play a fianco di medici ed infermieri, così come non si è assolutamente formati per tutti i tipi di trasporti ospedalieri avanzati “CORE”, quali ad esempio quelli complessi con circolazione extracorporea o contro-pulsatore aortico o con termoculla, oppure per i trasporti ad alto rischio biologico/chimico, o quelli bariatrici ecc… Vorremmo porre l’attenzione anche sulla formazione dei Coordinatori Tecnici autisti d’ambulanza che non sono sempre preparati ad esempio nella realizzazione della parte tecnica di capitolati d’acquisto per l’approvvigionamento di mezzi di soccorso a norma UNI-EN 1789. In tutto ciò non è vero che il dipendente sia meno esposto al rischio di non essere adeguatamente preparato per questo tipo di situazioni, spesso però riesce a destreggiarsi solamente per l’esperienza maggiore sul campo”.

Quindi anche voi auspicate una stessa formazione, in tutta Italia?

Sono cambiate tante cose dalle prime ambulanze Ducato della fine degli anni 80

“Il nascente (speriamo) profilo professionale di Autista Soccorritore non potrà far distinzione di ruoli tra chi presta la sua opera a titolo gratuito ed il personale stipendiato, poiché essi andranno ad erogare gli stessi identici servizi.
La differenza la fanno proprio le tipologie di prestazioni che l’autista sarà chiamato ad espletare, che possono essere di base o avanzate. Appare chiaro che se una persona vorrà fare il volontario nessuno glielo impedirà, ma dobbiamo prendere consapevolezza che ormai ci vuole un’adeguata formazione ed un titolo abilitante uguale per tutti, che possa eventualmente essere implementato con moduli per esigenze locali specifiche, esigibile in egual misura in tutta Italia ed aperto alle evoluzioni future del settore.  Non si può continuare ad applicare la regola minimo impegno massimo risultato. Per questo ci fa molto piacere sapere che finalmente sia la politica, con il DDL presentato dal Senatore Gaspare Antonio Marinello (M5S) ed anche la Commissione Paritetica, avviata finalmente dalle rappresentanze Sindacali Nazionali, abbiano preso consapevolezza del problema e si siano tutti attivati per portare a compimento l’istituzione della figura professionale dell’Autista Soccorritore, poiché in Europa siamo l’unica Nazione a non averla. Già con il DPR 27 marzo 1992, istitutivo del Servizio 118, il legislatore sentì l’esigenza d’istituire la figura professionale dell’Autista Soccorritore, ed il CoES Italia da più di 20 anni, è stato ed è tuttora la voce più alta, autorevole e rappresentativa della Categoria essendo capillarmente presente in tutta la penisola.
La nostra Associazione Nazionale, con serietà e rispetto di tutte le figure operanti nel soccorso, ha sempre portato avanti e sostenuto verso le istituzioni politiche, sindacali e sociali i diversi Disegni di Legge che negli anni precedenti si sono succeduti, arrivando anche a mediare molte volte le intricate soluzioni proposte. Oggi i tempi sembrano maturi”.

Ma la proposta di formazione di questo DDL vi soddisfa?

“Entrando nel merito del DDL presentato dal Senatore Marinello vogliamo sottolineare che CoES Italia su questa proposta non è stata mai interpellata. Crediamo che, essendo la nostra Associazione, volente o nolente, portatrice di interessi per tutti i circa 12.000 dipendenti pubblici ed anche per quelli privati che gravitano nell’orbita del soccorso italiano, avrebbe potuto essere interpellata, almeno per poter esprimere la propria opinione su un profilo che impatta logicamente sul nostro operato quotidiano. Premesso questo, a nostro modesto parere il profilo presentato è troppo spinto verso l’ambito medico/infermieristico e andrebbe modificato. Abbiamo prontamente fatto pervenire le nostre proposte. Inoltre il documento porta in seno un elevato numero di ore di formazione che difficilmente sarà condivisibile da tutti gli attori del sistema, viste l’esperienza vissuta con i profili già presentati in passato. Pertanto riteniamo che, come sollecitato dal Dr Pregliasco nel vostro ultimo articolo, sia da raccogliere la richiesta avanzata da ANPAS di istituire un tavolo tecnico di discussione sul profilo professionale. Ovviamente noi pensiamo che in un simile incontro, per avere il miglior risultato possibile, debbano essere necessariamente presenti TUTTE le componenti più rappresentative a livello nazionale.

Dal nostro punto di vista riterremmo necessarie le seguenti rappresentanze:
CoES Italia, ANPAS, CRI, Misericordie, CGIL, CISL UIL. Ed ovviamente i rappresentanti istituzionali: L’illustrissimo Senatore Marinello, il Ministero della Salute e la Presidente della Conferenza delle Regioni.

Siamo pertanto, come sempre, disponibili al confronto serio e costruttivo che proponga, con un unica voce comune, soluzioni con modifiche dettagliate e condivise al documento presentato, poiché affrontare la problematica a compartimenti stagni in oltre un ventennio non ha prodotto nulla.

Solo attraverso un dialogo, rispettoso di tutte le realtà – ne siamo certi – si potrà finalmente veder nascere il tanto agognato “Profilo Professionale dell’Autista Soccorritore” che potrà così operare al massimo livello dando a tutti i cittadini, di qualsiasi Regione o Provincia essi siano, la stessa qualità nel soccorso e la garanzia di un ruolo riconosciuto e garantito agli operatori. Attendiamo fiduciosi che non si perda anche questa occasione. INSIEME possiamo fare la differenza per tutte le persone soccorse e vestire finalmente un unica divisa, quella dell’Autista Soccorritore”.

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