Infermieri Nursind e medici Cimo contro l”oscuro smantellamento’ del Sant’Orsola di Bologna

Infermieri Nursind e medici Cimo su Bologna . “Abbiamo l’amaro in bocca. Delocalizzare 450 posti letto del Sant’Orsola (da sottrarre alle circa 1.680 degenze cha il policlinico, ndr) significa smantellare l’ospedale, da sempre punto di riferimento non solo per i cittadini dell’Emilia Romagna ma anche per quelli di altre Regioni”.

 

LA POSIZIONE DEGLI INFERMIERI NURSIND E DEI MEDICI CIMO

Cosi’ Antonella Rodigliano, segretaria del sindacato degli infermieri Nursind Bologna, interpellata in merito al piano di riorganizzazione del Policlinico Sant’Orsola di Bologna dopo l’emergenza Covid-19.

“Con la scusa del Covid- spiega Rodigliano- ci e’ stato detto che l’ospedale, essendo vecchio e strutturato a padiglioni, deve essere messo a norma.

Ma riteniamo sia una mezza verita’ e che dietro, piuttosto, ci sia un progetto politico a noi oscuro. Basti pensare che abbiamo tanti padiglioni nuovi, costruiti negli anni Duemila, che sono vuoti”.

A farle da eco, il segretario aziendale e regionale del sindacato dei medici Cimo, Eugenio Cosentino, che prosegue: “Riteniamo che a monte di questa decisione ci sia una vera e propria spartizione politica.

Pensavamo che il Covid-19 potesse essere in generale un’occasione per ripensare il Servizio sanitario nazionale- dice Cosentino- non per esternalizzare 450 posti letto del nostro Policlinico.

E non siamo d’accordo, per il semplice motivo che un taglio indiscriminato di personale e di reparti significa praticamente togliere la possibilita’ di offrire una buona sanita’.

Noi riteniamo che gli spazi all’interno del Sant’Orsola siano tanti, quindi quello che chiediamo e’ di rimodulare la possibilita’ di utilizzarli.

Molti reparti, penso per esempio al padiglione 27 o 28, sono nuovi e a norma, con stanze da due posti letto e bagno all’interno”.

LA SITUAZIONE A BOLOGNA

A Bologna, tiene a sottolineare la segretaria del sindacato, il Sant’Orsola e’ “un’istituzione” e quando anni fa si prospetto’ la possibilita’ di “ricostruirlo completamente, i cittadini si ribellarono, perche’ di fatto e’ un fiore all’occhiello della nostra sanita’ e si sarebbero venuti a creare dei disagi, soprattutto per la popolazione piu’ anziana”.

Tra i “tanti” reparti che non sono stati riaperti dopo il Covid-19 (tra cui, fa sapere Rodigliano, quelli di “Urologia, Otorinolaringoiatria e Oculistica”), ci sono anche Geriatria e Riabilitazione.

“Si parla tanto di cura a 360 gradi- dice Rodigliano- ma poi che fine fanno gli anziani che hanno bisogno di cure?

Vanno a morire nelle Rsa?

Non dimentichiamoci che anche noi domani saremo anziani”.

Aggiunge quindi il segretario della Cimo, Cosentino: “In un’ottica di decentralizzazione di alcuni reparti, il nostro dubbio e’ che questo possa essere un trasferimento definitivo.

E noi invece vogliamo certezze sul fatto che un giorno i tanti professionisti, che ricordiamo hanno stipulato un contratto con il Sant’Orsola, non si ritrovino a dover lavorare in una struttura completamente diversa.

Anche perche’ questo sara’ un problema legale importante”.

Secondo Cosentino c’e’ poi un tema di sicurezza “che dobbiamo assicurare al cittadino- spiega- il nostro e’ un lavoro multidisciplinare, non si puo’ pensare di prendere un reparto, dislocarlo e inserirlo all’interno di un altro sistema sprovvisto di tutti i legami fondamentali della clinica”.

Rodigliano fa inoltre sapere che il personale sanitario del Policlinico e’ venuto a conoscenza della nuova riorganizzazione “soltanto attraverso un’informativa letta sui giornali, non c’e’ stato nessun confronto con noi, ne’ con i medici ne’ con gli infermieri”.

INFERMIERI NURSIND E MEDICI CIMO, IL RUOLO DELLA REGIONE:

Ma avete chiesto un incontro con la Regione?

“Abbiamo scritto una lettera all’assessore della Sanita’, Raffaele Donini- risponde Rodigliano- ma ad oggi non ci ha ancora ricevuto, siamo in attesa di una risposta”.

A non essere chiaro alla segretaria Nursind di Bologna e’ soprattutto “dove andranno a finire questi 450 posti letto, se negli ospedali territoriali o nel privato.

E che fine faranno i tanti professionisti che lavorano nella struttura? Verranno spostati o meno? Con quali criteri e a quali condizioni?”.

Ma soprattutto, si chiede Rodigliano, che “risposta daremo all’utenza?

I pazienti saranno costretti a traslocare da una parte all’altra della citta’ per raggiungere quel determinato reparto, che e’ stato trasferito chissa’ dove? Del Sant’Orsola rimarra’ ben poco e questa ci sembra un’assurdita’“.

Il Nursind Bologna per tutto questo esprime “contrarieta’ alle scelte e alle decisioni non solo della dottoressa Chiara Gibertoni, direttrice generale del Sant’Orsola, ma anche della Regione per il taglio indiscriminato del Policlinico di circa 450 posi letto” e chiede di “essere ascoltato, insieme al sindacato dei medici Cimo- conclude- perche’ di fatto rappresentiamo il pilastro del Sant’Orsola“.

PER APPROFONDIRE:

COVID-19, ORE DI GRANDE NERVOSISMO PER GLI INFERMIERI

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