COVID-19, i ricercatori puntano sui nanoanticorpi: in Svezia, Karolinska Institutet presenta studio su Sybody 23 / PDF

COVID-19, i nanoanticorpi sono la soluzione per fermare la diffusione del coronavirus nell’organismo dei pazienti affetti? I ricercatori del Karolinska Institutet e dell’European Molecular Biology Laboratory (EMBL) hanno pubblicato su Nature Communications uno studio riguardante Sybody 23.

Sybody 23 non è un anticorpo monoclonale, ha dimensioni più ridotte, e però sembra in grado di interagire con il virus, impedendogli di aggredire le cellule umane.

Sybody 23, l’utilità degli anticorpi terapeutici neutralizzanti

“Gli anticorpi terapeutici neutralizzanti – scrivono nello studio, che pubblichiamo in forma integrale nel PDF in coda all’articolo – costituiscono un approccio chiave a breve-medio termine per affrontare la COVID-19.

Tuttavia, la produzione di anticorpi tradizionali è ostacolata da lunghi tempi di sviluppo e da una produzione costosa.

Qui, riportiamo il rapido isolamento e la caratterizzazione dei nanoanticorpi da una biblioteca sintetica, conosciuta come sybodies (Sb), che prendono di mira il dominio recettore-binding domain (RBD) della proteina spike SARS-CoV-2.

Sono stati identificati diversi leganti con basse affinità nanomolari e un’efficiente attività di neutralizzazione, di cui Sb23 ha mostrato un’elevata affinità e ha neutralizzato lo pseudovirus con un IC50 di 0,6 µg/ml.

Una struttura crio-EM del picco legato a Sb23 ha mostrato che Sb23 si lega in modo competitivo nel sito di legame ACE2.

Inoltre, la ricostruzione crio-EM ha rivelato un’insolita conformazione del picco in cui due RBD sono nella conformazione “up” di ACE2-binding.

L’approccio combinato rappresenta un flusso di lavoro alternativo e veloce per selezionare i leganti con attività di neutralizzazione contro i nuovi virus emergenti.”

Il concetto fondamentale da capire dello studio è che la proteina di membrana Spike può essere un ottimo punto di aggressione a COVID-19: inattivando la sua capacità di legarsi alle membrare cellulari umane (recettore ACE-2), di fatto si impedisce al coronavirus di entrare e replicarsi, danneggiando l’organismo umano”.

Lo studio di Karolinska Institutet e dell’European Molecular Biology Laboratory (EMBL) su Sybody 23:

Karolinska Institutet Sybody 23 coronavirus corona covid-19 Germany

Per approfondire:

Coronavirus, Financial Times: il vaccino di Oxford stimola “robusta risposta immunitaria negli anziani”

COVID-19, Boston University e UC San Diego : nanospugne attirano il coronavirus lontano dalle cellule polmonari

COVID-19, quale il significato clinico degli anticorpi IgG anti-SARS-CoV-2 specifici?

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Fonte dell’articolo:

Nature Communications

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