Carie

Definizione

La carie è un processo distruttivo che colpisce i tessuti duri del dente. E’ una malattia molto diffusa, e si stima che colpisca almeno una volta nella vita. La carie dentale non deve essere sottovalutata, perché se trascurata può portare200px-Carie alla perdita dei denti e provocare infezioni molto serie. Possiamo distinguere l’evolversi della malattia in due fasi:

  • Prima fase: la carie intacca lo smalto, il durissimo rivestimento esterno del dente demineralizzandolo (carie superficiale).< br />
  • Seconda fase (carie penetrante): i prodotti acidi derivanti dalla fermentazione degli zuccheri riescono a perforare lo smalto aprendosi la strada verso la dentina. Superata questa seconda barriera, la carie arriva alla polpa, ricca di vasi e terminazioni nervose, provocando i sintomi caratteristici della patologia.

Il primo segnale che il nostro corpo ci invia è il cambiamento di colore nello smalto che perde la sua naturale lucentezza, e diventa più opaco. Al contrario, quando la carie arriva a colpire la dentina, si nota chiaramente un solco scuro, contenente un ristagno di materiale imputridito. Mano a mano che la carie si evolve, e si avvicina alla polpa, insorgono i sintomi caratteristici della patologia: alitosi, dolore al dente e alle zone circostanti, sensibilità al caldo, al freddo, al dolce e all’acido. Se trascurata la carie porta all’infiammazione della polpa, evolvendosi in ascesso fino ad arrivare alla totale distruzione del dente e della sua radice. In questi casi una semplice otturazione non è più sufficiente ed il dentista dovrà procedere all’asportazione della polpa infetta otturando i canali radicolari del dente. La carie dentale colpisce più facilmente molari, premolari ed incisivi superiori. In genere tende a svilupparsi tra gli spazi interdentali laddove risulta più difficoltosa la rimozione dei residui alimentari con lo spazzolino. L’accumulo ed il ristagno di cibo tra i solchi intercuspidali (quella conca che si forma tra le quattro punte del dente) spiega invece la maggiore predisposizione di molari e premolari alla patologia.

Cause

La carie è una patologia multifattoriale nella quale intervengono molte condizioni predisponenti. I fattori di rischio, classificati in ordine di importanza, sono:

  • Placca batterica: patina presente sulla superficie dei denti sulla quale si sviluppano i batteri. Tanto più aumenta la flora microbica e tanto maggiore sarà il rischio di insorgenza della carie.

Nonostante esistano centinaia di microrganismi, solo tre sono direttamente responsabili della carie: lo Streptococcus mutans, il Lactobacillus acidophilus, e gli actinomiceti. Tra questi il Lactobacillus acidophilus ha il più alto potere cariogeno: esso si nutre del glucosio presente nei residui alimentari formando il lattato come prodotto di rifiuto. Grazie alla sua acidità questa sostanza riesce a sciogliere un po’ per volta lo smalto dentale, intaccando la dentina. Lo streptococco mutans interviene invece nella formazione della placca batterica sulla quale aderiscono gli altri microrganismi patogeni. I batteri non sono i soli responsabili della carie. Esistono altri fattori come la dieta, lo stile di vita e l’utilizzo di farmaci che ne possono facilitare la comparsa. Quantità e qualità della saliva: con la sua azione la saliva è in grado di tamponare l’acidità della bocca. Grazie ad alcune sostanze in essa disciolte ha anche funzione antimicrobica ed immunitaria. Ne consegue che, qualsiasi condizione che porti ad una ridotta secrezione salivare, la renda più viscosa, o ne abbassi il ph, predispone i denti all’attacco batterico.

  • Caratteristiche dei denti: le caratteristiche strutturali dei denti incidono notevolmente sulla possibilità di formazione della carie. Un solco interdentale accentuato favorirà un maggiore ristagno di residui alimentari. Esistono inoltre delle differenze individuali nel grado di mineralizzazione dentale; ovviamente, più il dente è ricco minerali e più sarà protetto dalle aggressioni esterne. La componente genetica della carie non è stata ancora chiarita. Ciò che è sicuro è che la familiarità della patologia potrebbe derivare dalla trasmissione di abitudini poco salutari, come l’eccessivo consumo di zuccheri o la scarsa igiene orale.
  • Tipo di dieta: è scientificamente dimostrato che un eccessivo consumo di alimenti zuccherini altera il naturale equilibrio batterico del cavo orale predisponendo così il soggetto alla carie dentale. I dolcificanti più appiccicosi (come ad esempio il caramello) sono quelli più cariogeni perché tendono a rimanere più a lungo a contatto con la placca batterica.

Scarsa igiene orale: un’insufficiente rimozione dei residui alimentari e della placca è direttamente collegata alla comparsa della carie.

Prevenzione

La carie si previene con una buona igiene orale e con visite periodiche di controllo dal dentista. Lo scopo dell’igiene orale è l’allontanamento dal cavo orale delle sostanze responsabili dell’insorgenza della carie. L’igiene orale consiste in un corretto lavaggio dei denti, uso del filo interdentale, e periodiche visite dal dentista per effettuare la pulizia dei denti, allo scopo di rimuovere il tartaro che si deposita sui denti e che lo spazzolino non riesce ad eliminare. Altre tecniche per prevenire la formazione della carie sono:

  • La fluoroprofilassi: consiste nell’assunzione di pastiglie a base di fluoro.

E’importante nei bambini al di sotto dei 12 anni, i quali devono ancora completare il processo di mineralizzazione dei denti.

  • I sigillanti: sono resine che si applicano sui denti sani con lo scopo di diminuire la profondità dei solchi presenti su tali superfici, riducendo la superficie utile per lo sviluppo della carie.
  • Il fluoro e la clorecsidina: sono delle sostanze usate nei colluttori o nei dentifrici contro la carie, anche se con risultati non soddisfacenti. Negli ultimi anni sono state prodotte delle lacche, da applicare sulla superficie dei denti, che consentono un rilascio graduale di piccole quantità di fluoro o di clorecsidina nelle zone a maggior rischio.
  • Le visite di controllo dal dentista effettuate ogni quattro sei mesi, rappresentano un criterio di prevenzione che, pur non impedendo la formazione della carie, consentono una terapia precoce, evitando così lesioni dentarie di maggiore gravità.
  • Infine si ricorda che è possibile determinare il rischio di carie al quale si è esposti, mediante un analisi dei batteri presenti nella saliva, e quindi di seguire un programma di prevenzione individuale, avendo così la sicurezza di mantenere sempre denti sani.

Cura

L’odontoiatra, o più comunemente chiamato dentista, regolarmente iscritto all’albo dei medici chirurghi e odontoiatri è l’unica persona in grado di curare le carie. Nel caso di carie asintomatiche e non cavitate l’igienista dentale o il dentista potranno applicare e/o prescrivere formulazioni di fluoro o idrossiapatite per trasformare una carie attiva in una carie secca, ossia in forma inattiva. La terapia della carie sintomatiche e/o cavitate invece, effettuata solo da un dentista abilitato, consiste nella rimozione del tessuto cariato mediante l’utilizzo di strumenti meccanici o manuali, e nell’otturazione della cavità residua con materiali diversi (dall’antiestetica amalgama d’argento ai materiali più estetici come il composito, i cementi vetroionomerici, gli intarsi in oro o ceramica), a seconda delle esigenze estetiche e funzionali. La terapia della pulpite consiste nell’apertura della camera pulpare, nell’asportazione completa della polpa (nel caso non possa essere conservata) mediante strumentazione meccanica, ed in una disinfezione accurata (utilizzando ipoclorito di sodio e perossido di idrogeno), quindi l’otturazione della cavità completerà l’opera. Recentemente è stato introdotto il laser come strumento innovativo e indolore per la cura delle carie; esso agisce sui tessuti acquosi dell’infezione, vaporizzandoli, senza però minimamente toccare o intaccare la dentina.

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