Ipoglicemia

Definizione

Si parla di ipoglicemia quando il tasso di glucosio nel sangue scende al di sotto dei valori normali. Il glucosio è un nutriente essenziale per il nostro organismo, un po’ come la benzina lo è per l’automobile. Per questo motivo nel soggetto normale la glicemia (concentrazione di glucosio nel sangue) è mantenuta relativamente costante dall’intervento di articolati meccanismi compensatori (insulina, glucagone ecc.). Le maggiori oscillazioni si verificano dopo un pasto abbondante (iperglicemia) ed in seguito a digiuno prolungato (ipoglicemia). In quest’ultimo caso la tendenza alla riduzione glicemica viene contrastata dalla liberazione del glucosio contenuto nelle riserve epatiche (glicogeno), dalla conversione di alcuni aminoacidi in glucosio e dal ricorso ai lipidi per soddisfare richieste energetiche normalmente coperte dagli zuccheri. Questi ed altri interventi compensatori sono mediati da un fine sistema di regolazione ormonale, che vede nel glucagone l’attore principale. L’insieme di questi eventi ha lo scopo di mantenere la glicemia ad un livello sufficiente per garantire l’ottimale funzionamento delle cellule nervose e degli altri tessuti glucido dipendenti. L’ipoglicemìa è una condizione generalmente percepita dal soggetto, specie quando questa scende al di sotto dei 50 mg per 100 ml. Questa condizione provoca infatti il rilascio di una serie di ormoni che, dopo la comparsa di un generale senso di debolezza dovuto alla sofferenza del sistema nervoso centrale, stimolano il corpo a reagire. Se non trattata in tempo l’ipoglicemia può condurre al coma ipoglicemico, che compare generalmente quando la concentrazione di glucosio nel sangue scende al di sotto dei 20 mg/dl. La comparsa della classica sintomatologia è comunque legata, oltre al valore assoluto della glicemia, alla tolleranza individuale ed alla velocità con cui il tasso glicemico si abbassa. Tanto più il calo è repentino e tanto più facile sarà l’insorgenza dei sintomi appena descritti, anche con valori glicemici vicini alla norma.

Le cause

Vari e numerosi possono essere gli agenti eziologici alla base di questa condizione. Nella maggior parte dei casi l’ipoglicemia è sostenuta da una patologia (insufficienza surrenalica, epatopatie, sepsi, squilibri ormonali, tumore delle cellule pancreatiche deputate alla secrezione di insulina ed altre forme tumorali non beta-cellulari) o, nei pazienti affetti da diabetemellito, dall’erronea assunzione di farmaci ipoglicemizzanti orali e/o d’insulina. In alcuni casi l’ipoglicemia può essere la conseguenza di una cattiva alimentazione. Ad esempio, in caso di digiuno prolungato seguito da una rapida reintroduzione di zuccheri, si verifica la cosiddetta ipoglicemia “reattiva”, causata da un’ipersecrezione di insulina. Anche una dieta ferrea, povera di carboidrati, l’intolleranza al fruttosio, o un’attività fisica particolarmente prolungata (attenzione agli allenamenti mattutini, praticati a digiuno per favorire il dimagrimento), possono essere causa di ipoglicemia.

Sintomi

I sintomi dell’ipoglicemia invece sono:

  • sudorazione;
  • tremore;
  • nervosismo;
  • tachicardia;
  • fame eccessiva ed improvvisa;
  • pallore;
  • capogiro;
  • senso di stanchezza e svenimento;
  • cambiamenti dell’umore;
  • confusione;
  • impazienza;
  • instabilità caratteriale;
  • intorpidimento delle labbra e della lingua;
  • mal di testa;
  • vista offuscata;
  • improvvisi problemi di parola.

Ricerche sperimentali su adulti sani hanno dimostrato che la capacità mentale cala in modo rilevabile se i valori di glicemia scendono al di sotto dei 65 mg/dl; valori inferiori ai 54 mg/dl scatenano meccanismi ormonali di difesa (adrenalina e glucagone).

Cura

L’ipoglicemia è una situazione acuta che deve essere trattata velocemente. Nelle forme lievi è sufficiente consumare alimenti ad elevato indice glicemico (zucchero, miele, caramelle ecc.). Non bisogna comunque dimenticare di assumere anche carboidrati a indice glicemico moderato (frutta, cereali integrali ecc.), in modo da evitare l’ipoglicemia reattiva. Suddividere l’apporto calorico, affiancando ai tre pasti principali un paio di spuntini, è una strategia utile per quei soggetti che soffrono di ipoglicemia funzionale non legata a patologie particolari. Il regime alimentare più adatto per questi individui si basa anche sulla riduzione degli zuccheri (dolci, snack, prodotti pasticceri, banane, uva passa ecc.) a favore di alimenti integrali e ad alto tenore proteico. In caso di ipoglicemia grave con paziente incosciente (situazione abbastanza frequente nei diabetici trattati con insulina), è necessaria un’iniezione intramuscolare di glucagone o endovenosa di glucosio. Studi su un grosso numero di bambini e giovani adulti sani sembrano confermare che è molto raro che la glicemia resti stabilmente sotto i 60 mg/dl o sopra i 100 mg/dl, anche se in realtà esistono casi di questo tipo che non presentano alcun tipo di sintomo. Nella prima infanzia la glicemia può essere un po’ più bassa, sebbene in genere sopra i 60 mg/dl dopo il periodo neonatale (in cui non è raro rilevare valori da neonati perfettamente in salute addirittura fino a 27 mg/dl fin dal primo giorno di vita).

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