Il medevac e la prima barella della storia: la battaglia di Canne

Chi ha inventato la barella? Quando è stato usato per la prima volta questo dispositivo e perchè?

Quando è nata la barella da trasporto per feriti e caduti in battaglia? Quale situazione e quali circostanze hanno portato all’adozione di un sistema standardizzato per trasportare il maggior numero di feriti possibili fuori da un teatro di combattimento in poco tempo e con forze minimali? A chi, realmente, è venuta l’idea geniale che ha cambiato il mondo del soccorso per sempre?

A tutte queste domande è quasi impossibile rispondere. Testimonianze dell’uso di barelle nell’antichità ci sono, ma non sono così affidabili da pensare ad uno strumento unico, ideato in maniera autonoma da una persona sola, con un solo scopo. I feriti che potevano camminare si muovevano da soli, mentre erano solo i nobili, i comandanti, le persone altolocate ferite, che necessitavano di aiuto per farsi trascinare fuori dal campo di battaglia e mettere nuovamente a disposizione – dopo le rudimentali cure dell’epoca – le proprie conoscienze all’esercito.

Si, non dimentichiamo una cosa fondamentale: gli eserciti nell’antichità erano fatti cittadini, contadini armati e persone volontarie. Chi per nobiltà poteva frequentare scuole militari e academie, formava i gradi di comando e personale di alto livello, fondamentale per condurre alla vittoria un esercito.

Ecco perché tanti indizi, anche logistici, ci portano a credere alla leggenda popolare che la barella sia nata in Italia. Precisamente in Puglia. Le voci e i fatti realmente accaduti si mischiano sempre in questi casi, e allora – senza nessuna presunzione di autorevolezza – parliamo di una tesi azzardata.

La battaglia di Canne e la carneficina dei romani

Torniamo allora al 2 agosto del 216 avanti cristo quando a Canne, vicino Barletta, si svolse lo scontro giornaliero più sanguinoso della storia antica. Lungo la riva del fiume Ofanto morirono 50 mila soldati romani, scontrandosi contro i cartaginesi di Annibale. Da una parte 80 mila fanti romani e 2.500 cavalieri. Dall’altra, quella degli africani, 11.500 soldati a piedi e 10.000 a cavallo.

Canne è ricordata come la peggior disfatta nella storia romana della Repubblica. Una vera e propria strage che neppure l’avvento delle armi da fuoco è riuscita a replicare in una sola giornata. A Canne morirono fra 45 e 50 mila persone in 6 ore. Furono catturati 10.000 fra soldati, tribuni, senatori e questori. Per fare un paragone, la fanteria degli Stati Uniti in 20 anni di guerra del Vietnam perse 48 mila uomini.

Le moderne barelline d’emergenza militari rispecchiano ancora i canoni della barella inventata duemila anni fa?

Quel giorno di agosto però una parte di soldati romani riuscì a resistere e a fuggire, ripiegando sugli accampamenti dove erano rimaste le guarnigioni e pochi materiali. L’unico modo che avevano per salvarsi era dirigersi verso la città più vicina, Canosa. Ma lo fecero trasportando anche alcuni feriti di cui si presero cura i cittadini pugliesi. A ricordarlo sono le cronache di Tito Livio e di Polibio. Negli scritti dell’epoca viene anche citato un tribuno militare, Publio Sempronio Tuditano, che avrebbe detto ai suoi soldati: ” «Preferite dunque essere catturati da un cupidissimo e spietato nemico, che sia stimato il prezzo delle vostre teste, e se ne chieda il prezzo da chi domanderà se siate cittadini romani o alleati latini, così che la vostra vergogna e la vostra miseria procacci onore agli altri? Non lo vorrete, se pure siete i concittadini del console Lucio Emilio che preferì morire valorosamente anziché vivere ignominiosamente, e dei tanti valorosissimi che sono ammucchiati intorno a lui. Ma, prima che la luce ci colga qui e più dense turme nemiche ci chiudano la via, erompiamo, aprendoci la via tra questi drappelli disordinati che schiamazzano sulle porte! Col ferro e con l’audacia ci si fa strada anche tra dense schiere nemiche. Stretti a cuneo, passeremo attraverso questa gente rilassata e scomposta come se nulla ci si opponesse. Venite dunque tutti con me, se volete salvare voi stessi e la Repubblica!».

Una vecchia barella militare dell’800

Sapendo però che tanti feriti romani sarebbero stati uccisi, sventrati e depredati dai cartaginesi, che avevano un odio profondo per i romani, fra i soldati si pensò ad un sistema per salvare i pochi che avrebbero potuto tornare utili in combattimento. Soprattutto, i più importanti, quelli che potevano continuare a comandare e a fornire esperienze valide in battaglia. Prima di raggiungere Canosa, alcuni militari raccogliendo i pilum (le aste a giavellotto romane) e avvolgendole nei mantelli (i sagum) costruirono delle rudimentali barelle portaferiti d’emergenza. Per velocizzare e migliorare i trasporti, vennero usati cinte e foderi per agganciare le barelle porta feriti alle spalle degli uomini, permettendo così un agile trasporto dei feriti che potevano presto tornare ad essere operativi in battaglia. In questo modo una volta a Canosa la popolazione si potè prendere cura dei feriti, mentre i romani riorganizzavano le forze restanti. Il contributo dei cittadini pugliesi fu determinante per salvare tante vite, in quel momento.

Il primo esercito forzatamente professionista della storia

Purtroppo però questa parte della storia non solo non è verificata, ma non finì come ci aspetteremmo. I superstiti di Canne, che comunque avevano visto e maturato esperienza di una battaglia campale tanto cruenta quanto tatticamente importante, divennero dei reietti. Furono divisi in due legioni e mandate in esilio in Sicilia (non ancora terra italiana). Fra questi reietti c’era anche Publio Cornelio Scipione, che diventerà poi il famoso Scipione l’Africano. I termini delle punizioni per questi reietti vengono descritti da Tito Livio, e sono davvero incredibili se pensiamo al valore dimostrato in battaglia e al fatto che non sono soldati scappati, ma sono soldati che si sono riorganizzati per combattere. Così i “maledetti di Canne” vennero usati prima per assediare ed espugnare Siracusa nel 2012 avanti cristo, e poi Taranto, nel 209. I militari delle Cannenses erano diventati di fatto dei militari professionisti, mal pagati, considerati al più basso dei livelli sociali, costretti a raffazzonare ogni materiale, ma tremendamente uniti e capaci sul campo di battaglia. Così uniti, affiatati e capaci da non lasciarsi mai soli sul campo di battaglia.

Esercito Italiano, medevac con strutture militari. E’ un mondo diverso per esigenze e tipologie di servizio, ma anche qui i protocolli sono molto utili

Una volta terminati i combattimenti in Sicilia, le legioni di Canne vennero impiegate ancora proprio dal giovane condottiero Publio Cornelio Scipione, che nel 205 divenne console e convinse il senato a battagliare contro Annibale in Africa, che potè combattere proprio con ie due divisioni Cannenses. Scipione aveva compreso l’enorme opportunità che aveva di fronte: quegli uomini li conosceva perché era stato tribuno durante la disfatta di Canne e sapeva, da esperto soldato, che non erano certo colpevoli della sconfitta. I soldati di Canne si affidarono a lui, e con lui vinsero molte battaglie.

Ci piace quindi pensare che la barella per il medevac di emergenza sia nata insieme al primo esempio di esercito professionistico del mondo, quelle due legioni di soldati che scamparono al più grande disastro militare della storia romana, e che passarono forzatamente quasi vent’anni sui cambi di battaglia del sud Italia, dell’Africa e della Grecia. Con aste di lancia, foderi e mantelli portanono in salvo commilitoni feriti e permisero a molti di loro di ritornare, alla fine di tutte le ostilità, nelle terre del Sannio, a fare da coltivatori e da contadini.

 

Bibliografia:

La battaglia di Canne – Wikipedia

Le legioni maledette – Giovanni Melappioni

Tito Livio, Storia di Roma dalla fondazione, Newton Compton, 1997.

Polibio, Storie Bur, 1993.

Marco Terenzio Varrone, De lingua latina libro VI, R. Patron, 19789

P.A. Brunt, Classi e conflitti sociali nella Roma repubblicana, Laterza, 1972.

H. Scullard, Storia del mondio romano Vol I, Rizzoli, 1992.

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