Come si guida l’automedica? Problematiche ed approccio a uno stile messo da parte

Dimensioni, pesi, equilibri, tempistiche, stress e personale devono portare l’autista di automedica ad approcciare la strada in maniera totalmente diversa rispetto a ciò che avviene sull’ambulanza. Spesso però il “come si guida l’automedica” è messo da parte. Cerchiamo di capire insieme come affrontare lo stile.

FERRARA – Tra i veicoli di emergenza sanitaria ci sono da tempo le automediche, istituite con decreto del Ministero del Trasporti in data 5 Novembre 1996 per far fronte alle necessità di inviare un mezzo di soccorso avanzato rapido e di poter distogliere risorse da un servizio – quando non necessario all’equipe dell’ambulanza sul posto.

Agli albori di quanto legiferato soltanto nel 1996 esistono varie sperimentazioni, tenute a macchia di leopardo sul territorio nazionale, spesso originate da necessità orografiche. Uno dei primi casi di automediche in Italia si ha a verso la fine degli anni ’80, quando sul litorale comacchiese viene acquistata una vecchia Renault 4 dalla USL 33 e messa a disposizione dei medici rianimatori in servizio presso l’allora centrale di “Comacchio soccorso”. Si era ancora prima dell’arrivo del numero unico sul territorio nazionale.

La guida di questi veicoli in molte realtà  è assegnata operativamente alla figura dell’infermiere, che deve contemporaneamente gestire la check list degli zaini e delle attrezzature di bordo, ma anche conoscere il comportamento del veicolo, ivi compresa la manutenzione ordinaria  e appunto il comportamento su strada in condizioni di emergenza che propriamente spetta (o meglio dovrebbe spettare) all’autista.

Un pericolo da non sottovalutare quando si approccia la guida dell’automedica viene rappresentato dall’eccessivo carico al quale spesso vengono sottoposti questi veicoli. Non si tratta di un problema relativo ad un carico oltre il limite di massa, ma piuttosto agli equilibri che influiscono la marcia su strada, soprattutto in condizioni di pioggia , neve e ghiaccio. In aiuto a questa problematica viene sicuramente l’elettronica , anche se sarebbe opportuno considerare un corretto carico che possa influire anche positivamente sui consumi di pneumatici e carburante. La sistemazione dei “bagagli” più pesanti in prossimità dal baricentro della vettura evita infatti fenomeni quali rollio e beccheggio, che influiscono negativamente sulla sicurezza e sul comfort di guida.

D’altronde anche una scena di un famoso film degli anni ’80 metteva in evidenza la necessità di un corretta sistemazione dei bagagli nelle autovetture .

Altro aspetto fondamentale per la sicurezza è quello di considerare l’effettiva velocità di marcia, controllando spesso il tachimetro. Il comfort dei moderni veicoli fa sottostimare la velocità che viene percepita dal conducente, rappresentando un grave pericolo  in caso di frenate di emergenza soprattutto in ambito urbano. Bisogna infatti considerare quanto disposto dagli articoli 140 e 177 del codice della strada.  L’art 140 segnala il comportamento che deve essere mantenuto durante la condotta di un veicolo. Tale comportamento non deve mai essere di pericolo per la circolazione e si deve in ogni caso salvaguardare  la sicurezza stradale.  L’art. 177 indica che durante la marcia in emergenza , pur avendo la possibilità di demandare a quanto prescritto alle norme di comportamento si debba sempre rispettare l’obbligo di mantenere un comportamento prudente e diligente.

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