Legionellosi: novità nei piani di autocontrollo

DA: QUOTIDIANO SICUREZZA – Tra le professioni associate al “rischio Legionella” elencate nel documento approvato in Conferenza Stato-Regioni nella seduta del 7 maggio 2015 con lo scopo di “riunire, aggiornare e integrare tutte le indicazioni riportate nelle precedenti linee guida nazionali e normative” sulla legionellosi, sono presenti anche gli operatori degli stabilimenti termali.

Trattati gli aspetti generali (fonti di infezione, modalità di trasmissione, fattori di rischio, frequenza della malattia, sintomatologia, diagnosi di laboratorio, metodi di valutazione) e la terapia, la sorveglianza-indagine epidemiologica, il protocollo di controllo del rischio legionellosi (articolato in 3 fasi, la valutazione del rischio, la gestione del rischio e la comunicazione del rischio), nel punto 3.3. il documento approvato dalla Commissione Stato-Regioni tratta in modo specifico della valutazione e della gestione del rischio della malattia negli stabilimenti termali.

“Le caratteristiche della microflora tipica delle acque termali ed il fatto che queste siano utilizzate a temperature per lo più comprese tra i 30 ed i 40°C costituiscono condizioni favorenti lo sviluppo e la sopravvivenza di legionella”.

Le apparecchiature/le cure termali per le quali maggiore è il rischio di trasmissione possono essere:

  • le cure inalatorie (inalazioni, aerosol-humages, nebulizzazioni, docce nasali), sia per le caratteristiche delle apparecchiature utilizzate che per la tipologia egli utenti (soggetti a rischio per patologie croniche dell’apparato respiratorio);
  • i bagni con idromassaggio;
  • le docce d’annettamento (se previste).

Peraltro, rappresentano una fonte di pericolo tutte le prestazioni erogate con acqua termale o non termale, nei reparti “benessere” degli stabilimenti termali che comportano la formazione di aerosol.

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