Rizoartrosi: definizione, cause, sintomi, diagnosi e trattamento

Chiamata anche artrosi trapezio-metacarpale, la rizoartrosi è una particolare forma di artrosi che colpisce l’articolazione carpo-metacarpale della mano

E, dunque, l’articolazione alla base del pollice.

Si tratta di una patologia degenerativa della cartilagine della mano, caratterizzata da un dolore al pollice di grado moderato e diffusa prevalentemente nei pazienti over 50 (soprattutto di genere femminile).

Diagnosticabile mediante una semplice radiografia, può essere trattata sia con terapie conservative che con un intervento chirurgico.

Rizoartrosi, che cos’è

La rizoartrosi, comunemente nota come “artrosi del pollice”, è la più comune forma di artrosi della mano.

Descritta per la prima volta nel 1937 da Forestier, riguarda il 10% delle localizzazioni artrosiche.

Ad essere colpite sono soprattutto le donne: l’incidenza è del 30% dopo i 50 anni, del 90-92% dopo gli 80.

Le articolazioni mobili, pur mettendo in contatto tra loro due o più ossa come le altre articolazioni, si caratterizzano per la presenza di un particolare tipo di cartilagine (detta “cartilagine articolare”) che impedisce alle ossa di “sfregarsi”, e dunque di danneggiarsi causando dolore e deformazione.

L’artrosi si verifica quando la cartilagine articolare, per una serie di concause, si assottiglia causando l’esposizione del sottostante osso subcondrale , che diventa più suscettibile allo sfregamento e, quindi, all’infiammazione.

Ad essere colpita, nel caso specifico della rizoartrosi, è l’articolazione trapezio-metacarpale.

Sita alla base del pollice, tra il primo metacarpo e l’osso trapezio del carpo, questa consente flettere il pollice, di estenderlo e di opporlo alle altre dita.

Rizoartrosi, le cause

Non vi è una sola causa, dietro la rizoartrosi.

A provocare dolore è l’infiammazione delle ossa, a sua volta causata dalla degenerazione articolare.

Questa, assottigliandosi, fa sfregare tra loro le superfici del primo metacarpo e del trapezio: il pollice si muove ed essi sfregano l’uno contro l’altro, dando vita ad un processo infiammatorio che può tendere alla cronicizzazione ed essere decisamente doloroso.

Dietro la degenerazione cartilaginea vi sono diverse cause

  • il sesso: ad essere colpita da rizoartrosi è prevalentemente la popolazione femminile, specialmente le donne in menopausa sopra i 55 anni;
  • l’età: con l’avanzare dell’età aumenta il rischio di soffrire di artrosi del pollice, sebbene non sia impossibile svilupparla da giovani;
  • la predisposizione genetica e familiare all’artrosi: numerose sono le malattie genetiche legate alla degenerazione cartilaginea, ma si eleva la possibilità di incorrere nella rizoartrosi anche se in famiglia ci sono altri componenti che ne soffrono;
  • storia di traumi a carico del pollice: sono diverse le casistiche di pazienti che hanno subito traumi al primo dito e hanno poi sviluppato, a distanza anche di molto tempo, rizoartrosi (succede spesso tra i pallavolisti, i rugbisti, i giocatori di basket e tra chi esercita lavori manuali);
  • l’obesità, per via della capacità che le cellule adipose hanno di produrre adipochine, ormoni che causano infiammazione anche a livello articolare.

Rizoartrosi, i sintomi

Spesso la rizoartrosi è visibile a occhio nudo: il pollice è gonfio, quasi deformato.

Sebbene il primo sintomo, quello tipico, sia il dolore (non necessariamente intenso).

La sintomatologia tipica della rizoartrosi comprende:

  • dolore e gonfiore alla base del pollice
  • senso di indolenzimento, specialmente al tatto, alla base del pollice
  • suoni anomali quando si muove il dito
  • difficoltà nella manualità, ad esempio quando si cerca di aprire un barattolo
  • rigidità dell’articolazione colpita

Il dolore è un dolore abbastanza tipico: inizialmente lo si avverte solo al compimento di specifici movimenti, successivamente si trasforma in una forma dolorosa che va e viene (generalmente non intenso).

Infine evolve in un dolore fisso che, a seconda dei momenti, può essere più o meno forte.

Quando l’infiammazione raggiunge il suo culmine, il dolore diventa però tanto intenso da compromettere persino il disturbo notturno.

Di norma ad essere colpito è un solo pollice (generalmente quello dell’arto dominante), ma la rizoartrosi può diventare col tempo bilaterale.

Il paziente che soffre di rizoartrosi avverte il dolore soprattutto di notte.

In molti casi, alla base del pollice compare poi una tumefazione causata dallo scivolamento progressivo e laterale della base del primo metacarpo che – perdendo gradualmente il rapporto col trapezio – arriva a sfociare in una lussazione.

Rizoartrosi, la diagnosi

Il paziente che avverte un dolore costante alla base del pollice, specialmente se associato a rigidità articolare, è bene che chieda un consulto al suo medico per fare delle indagini più approfondite.

Il medico andrà ad effettuare una diagnosi ascoltando i sintomi della persona, effettuando un esame obiettivo e poi un’anamnesi: attraverso specifiche domande, analizzerà la storia familiare del paziente e le sue abitudini di vita, e studierà attentamente la sintomatologia riferita.

Per confermare la sua diagnosi prescriverà poi un esame radiologico, che consente di vedere l’eventuale degenerazione e l’assottigliamento della cartilagine.

Rizoartrosi, la terapia

Non esiste un vera e propria cura per la rizoartrosi: le terapie servono a tenere sotto controllo la sintomatologia, ma non vi è un rimedio contro la degenerazione della cartilagine articolare.

A seconda della gravità dei sintomi, è possibile adottare un approccio di tipo conservativo oppure chirurgico.

In entrambi i casi, l’obiettivo è molteplice: riduzione dello stato infiammatorio e del gonfiore, diminuzione del dolore, miglioramento della capacità articolare.

In questo modo, il paziente potrà tornare a riappropriarsi della normale gestualità quotidiana.

Di norma si opta per un approccio non chirurgico, riservando l’intervento a quei soli casi in cui la terapia conservativa non abbia portato ad alcun risultato.

Tra le indicazioni che il paziente dovrà seguire le più efficaci sono:

  • tenere il pollice a riposo per ridurre l’infiammazione;
  • applicare del ghiaccio alla base del pollice per 4-5 volte al giorno, tenendolo in posa 15-20 minuti a volta;
  • prendere FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei) al bisogno;
  • applicare sulla cute del pollice creme a base di capsaicina, dalle capacità antinfiammatorie e analgesiche;
  • utilizzare durante la notte particolari tutori che, secondo gli studi, diminuiscono il dolore durante il giorno;
  • farsi somministrare corticosteroidi nelle articolazioni dolenti per mezzo di iniezioni dirette, ad alto potere infiammatorio e consigliate quando i FANS non fanno effetto;
  • fare sedute di fisioterapia per allungare e rinforzare i muscoli e i legamenti di mano e pollice.

Se gli interventi conservativi per la rizoartrosi non danno risultati, l’operazione chirurgica diventa l’opzione migliore.

Ad eseguirla sarà un ortopedico specializzato in patologie della mano, che saprà scegliere la tipologia d’intervento migliore.

Le possibilità sono infatti principalmente cinque:

  • artroplastica, che consiste nell’inserimento di protesi per la ricostruzione delle articolazioni danneggiate;
  • artrodesi, e cioè la fusione delle porzioni ossee articolari colpite dall’infiammazione;
  • osteotomia, e dunque il riallineamento di trapezio e primo metacarpo;
  • trapeziectomia per via artroscopica, che consiste nella rimozione di una parte dell’osso carpale trapezio;
  • trapeziectomia con legamentoplastica, che prevede la rimozione dell’osso carpale trapezio e la ricostruzione dei legamenti.

Dalla rizoartrosi, tuttavia, non si guarisce. Si tratta di una malattia cronica, che peggiora nel tempo, e che non ha una cura.

Ogni terapia è volta alla risoluzione della sintomatologia dolorosa e al miglioramento della mobilità del pollice.

Rizoartrosi, come prevenirla

A dirlo è l’Arthritis Foundation di Atlanta: prevenire la rizoartrosi è possibile.

Lo si può fare adottando un corretto stile di vita, volto al contenimento del peso: dimagrire, se si è sovrappeso, non solo riduce la pressione sulle articolazioni, ma inibisce anche la produzione di adipochine (ormoni ad azione infiammatoria che, dai tessuti adiposi, si diffondono in tutto il corpo).

Un’alimentazione ricca di acidi grassi omega-3 va a diminuire lo stato infiammatorio: per questo motivo si rivelano utili nella prevenzione delle varie forme d’artrosi pesci grassi come salmone, sgombro, tonno, aringa, trota e sardina, semi di chia, lino e canapa, ortaggi a foglia verde e noci.

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Pagine Bianche

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