Buone borse per il soccorso o buone borse per il soccorritore?

Borse, zaini e colonne vertebrali. Tante idee da tutto il mondo, ma quale scegliere e come organizzarsi? Questo mese lo spunto per l’articolo mi è arrivato da un commento letto sulla pagina Facebook, relativamente ad un problema di materiale e di carico di peso negli zaini di soccorso.

ZAINPer poter affrontare questo problema, che ritengo abbia varie sfaccettature (soprattutto culturali), tornerei indietro di qualche anno, quando mi sono affacciato al mondo del soccorso sanitario: correva l’anno 1993! In quegli anni, in cui il DAE era uno strumento nemmeno immaginato e non ci si poneva il problema dei cingoli delle sedie portantine, non avendo in dotazione nemmeno quelle scarne e dovendo ripiegare di default sulle sedie da cucina in casa dei pazienti, il massimo che si aveva a disposizione per il trasporto del materiale erano le borse MedicalBag come in foto. Nulla di eccezionale anche in considerazione del fatto che il materiale da portarsi sugli interventi era davvero risicato:garze e disinfettante, qualche cerotto, un ambu con due/tre maschere per misure maggiori, il famigerato apribocca a cuneo,  qualche cannula.

Diciamocelo: era una soluzione scomoda e poco funzionale, avendo anche tutto  sparso all’interno senza una grande razionalità.

zaino_borsa_emL’alternativa tedesca alla medicalbag, che ho potuto provare di persona per qualche anno, è quella della Rettunkgs koffer, la valigia di soccorso in metallo: che dire, nulla da eccepire sulla divisione interna del materiale, ma in tutta onestà molto ingombrante e poco pratica. Per fortuna negli anni siamo evoluti iniziando ad avere sempre più attrezzature e materiale in dotazione e qui è iniziato il problema di come gestire il tutto in maniera razionale.

In questo è venuto in aiuto l’approccio più “elicotteristico” al problema con l’introduzione sul mercato di zaini creati ad hoc per il soccorso, risolvendo in un unico sistema i due maggiori problemi: la portabilità e lo stipaggio.

Purtroppo come spesso accade, in taluni casi , ci si è lasciati prendere la mano, ottenendo di avere zaini che fanno invidia a colonne di alpini sul Carso, con la conseguente problematica opposta:troppo materiale mal distribuito.

Quindi, che fare per avere una ricetta perfetta fra materiale, dimensioni, pesi e rapidità d’uso?

Partendo dal concetto che lo zaino resta la forma più funzionale di sistema di trasporto del materiale, andrebbero fatte alcune considerazioni quando si debba allestirne uno:

  • spencer_zaino_reas2014Per che tipologia di mezzo lo si utilizza? Uno zaino di un mezzo base ha poco da spartire con quello di un mezzo medicalizzato, all’interno si necessiterà di molto meno materiale, quindi sarebbe opportuno limitarsi al materiale effettivamente in uso costante.
  • Per che realtà operativa? Anche qui si sono viste nel tempo delle generalizzazioni, operare in realtà prettamente cittadine spartisce poco col fare servizio in zone impervie, gioco-forza lo zaino di un mezzo base che sia dislocato in montagna dovrà contenere quasi tutto il materiale presente sul mezzo, dovendosi muovere magari per tratti sterrati o poco accessibili e dovendo limitare le spole con il mezzo parcheggiato, viceversa operando in città ci si potrà distribuire meglio il materiale, mettendo in conto anche di poter recarsi al mezzo due volte per il recupero di quanto occorre.
  • Quali carichi posso avere? La povera schiena dei nostri soccorritori andrebbe salvaguardata anche da questo punto di vista,sia informando adeguatamente il personale, da un lato, sui carichi a cui l’intero rachide è sottoposto in base alle posture, dall’altro sul corretto uso del materiale in dotazione.

colonna_colonna_2

Diamo per scontato l’utilizzo di uno zaino, ma poniamoci qualche domanda:quanti a inizio turno regolano gli spallacci? Quanti sugli interventi portano lo zaino in maniera “scolastica”, su un solo spallaccio? Credo che rispondere – nessuno/tutti – alle due domande sia la soluzione corretta nella stragrande maggioranza dei casi. Un peso giusto unito a informazioni corrette aiuta sicuramente a non ritrovarsi con una schiena distrutta dopo un turno. Come ultima considerazione direi che, come in passato, l’evoluzione più performante potrebbe passare dalla copiatura dei sistemi elicotteristici. La tendenza di taluni servizi negli ultimi anni è quella di diversificare il materiale per avere più zaini da utilizzare a seconda del caso:ad esempio il servizio di elisoccorso di Aosta e la Rega. Il primo ha creato in collaborazione con una ditta che costruisce materiale da montagna un sistema modulare di zaini, a parità di guscio esterno l’interno è modulabile nel caso serva la parte medica o alpinistica:

esercitazione_fonta_zainoCosì facendo ci si può divedere peso e materiale a seconda dei casi da affrontare, se dovessimo rapportare questa filosofia su gomma si potrebbero creare due zaini più piccoli e leggeri, uno dedicato al trauma (con all’interno set da spinale, collari e medicazione) e uno dedicato ad interventi di carattere medico. L’ulteriore dicotomia di questa filosofia l’ha creata REGA con il sistema Tribag, una divisione per cui lo zaino principale copre il ventaglio maggiore di interventi, il secondario è dedicato(materiale e medicamenti) alla gestione avanzata delle vie aeree e il terzo è in toto per la parte tecnica di soccorso.

 

In conclusione, tralasciando le case produttrici e venditrici (il mercato offre svariate marche e sono tutte ugualmente valide, sarà poi premura di ognuno orientarsi verso quella che preferisce per vari motivi) il concetto di trasporto del materiale, in un’epoca dove questo aumenta ogni anno che passa, andrebbe studiato maggiormente, evitando di ritrovarsi a riempire gli zaini oltre ogni limite sulla scuola di pensiero che “più è meglio è”, ma capendo cosa serva, come e perché, affidando in associazione ( o azienda) questo aspetto a una persona che si occupi solo di questo, razionalizzando il campo di intervento e la latitudine a cui si svolge servizio, per evitare inutili carichi alle povere schiene dei nostri soccorritori.

 

 

 

 

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