Contaminazione mentale e disturbo ossessivo

Il concetto di contaminazione mentale, inizialmente studiato nell’ambito delle conseguenze psicologiche dell’abuso sessuale (Fairbrother & Rachman, 2004), si è rapidamente esteso al disturbo ossessivo-compulsivo, in particolare al timore di contaminazione e ai relativi rituali di lavaggio/pulizia, dando luogo a un importante filone di ricerca

Che cosa s’intende per timore di contaminazione mentale?

Rachman (2004) ha definito il timore di contaminazione come un’intensa e persistente sensazione di essere stato contaminato, infettato o messo in pericolo da un contatto, diretto o indiretto, con una persona, un luogo o un oggetto percepito sporco, impuro, infetto o dannoso.

All’interno del timore di contaminazione sono state successivamente distinte due differenti tipologie: la cosiddetta contaminazione fisica (o contaminazione da contatto), cui comunemente ci riferiamo quando si parla di DOC, e la contaminazione mentale, di cui parleremo in questo articolo.

Quali sono le differenze?

La contaminazione fisica implica una sensazione esterna di sporco evocata dal contatto fisico diretto o indiretto (o anche solo immaginato) con una sostanza, una persona o un oggetto contaminante tangibile, facilmente identificabile, come germi, batteri, sostanze tossiche, fluidi corporei (in particolare, sangue, feci, sperma e urine).

La contaminazione mentale, invece, è un senso di contaminazione psicologica, che implica una sensazione emotiva interna di “sporcizia” senza alcun contatto fisico di sorta (scatenata, ad esempio, da pensieri, parole, ricordi o immagini particolari).

Questo senso di sporco non è direttamente osservabile da altri; è riferito come qualcosa di diffuso, difficilmente identificabile in una parte del corpo.

Gli individui affetti da contaminazione mentale possono riferire un bisogno di lavarsi

Possono anche impegnarsi in complessi rituali mentali e di controllo al fine di ridurre le emozioni spiacevoli, anche se in genere non riescono mai a sentirsi totalmente “puliti” e a posto.

Le situazioni in grado di scatenare lo stato di contaminazione mentale possono implicare sia violazioni subite, sia psicologiche (ad esempio, un tradimento che ha fatto sentire la persona umiliata, svergognata, manipolata, degradata) che fisiche (ad esempio, una violenza sessuale), ma anche, di contro, l’aver perpetrato azioni spregevoli come le suddette (con conseguente disgusto morale verso se stessi); vi sono poi gli episodi di cosiddetta self-contamination, ovvero eventi mentali, come pensieri blasfemi, sessualizzati o violenti (es. ossessioni aggressive), che “contaminano” la persona dal punto di vista morale, tanto sono indegni e inaccettabili.

Effetto Lady Macbeth

L’esempio più noto, anche perché letterario, di contaminazione mentale è rappresentato da Lady Macbeth.

Nella famosa tragedia di Shakespeare, Lady Macbeth, complice dell’omicidio di Re Duncan di Scozia e di altri misfatti, cerca disperatamente di lavare la macchia di sangue immaginaria continuando incessantemente a lavarsi le mani.

La donna si accorge con profondo sgomento che, per quanto la sua mano non contenga più alcuna traccia di sangue, nulla potrà mai cancellarne l’odore, che lei sente ancora sulle mani come marchio indelebile della sua azione.

Quanto descritto da Shakespeare nella tragedia del Macbeth ha trovato conferma sperimentale in uno studio condotto nel 2006 da Zhong e Liljenquist, in cui gli autori hanno dimostrato un’associazione tra pulizia fisica e pulizia morale: l’esposizione a eventi immorali stimola una minaccia alla propria integrità morale inducendo il bisogno di lavarsi (pulire se stessi), anche se non esiste reale sporco esterno e il lavaggio ha solo una funzione simbolica di “purificazione”.

Dai risultati di alcuni studi, sembra infatti che la pulizia fisica possa ripristinare la purezza morale, senza bisogno di mettere in atto comportamenti compensatori (come, ad esempio, un gesto altruistico di fornire aiuto a un altro).

Contaminazione mentale: un ingrediente importante del disturbo ossessivo compulsivo

Un nostro studio, pubblicato recentemente sul Journal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders (Melli, Carraresi, Stopani, & Bulli, 2014), si è proposto di indagare la prevalenza della contaminazione mentale in un campione di pazienti con disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) da contaminazione e di analizzare il ruolo di mediatore della contaminazione mentale nella relazione tra la tendenza di tratto a provare disgusto e la sintomatologia ossessiva.

Dei 63 pazienti DOC del nostro campione, oltre il 60% ha riferito la presenza di contaminazione mentale.

I nostri risultati hanno inoltre confermato l’ipotesi che la contaminazione mentale medi parzialmente la relazione tra propensione al disgusto e sintomi ossessivi.

In altri termini, i soggetti DOC con più alta tendenza a provare disgusto quando fanno esperienza di eventi che li fanno sentire contaminati dal punto di vista mentale (ad esempio, violazione fisica o psicologica, pensieri immorali, immagini o impulsi moralmente inaccettabili), possono sentirsi molto sporchi e disgustati e ricorrere a comportamenti maladattivi (ad esempio, compulsioni di lavaggio) che mantengono attiva la sintomatologia ossessiva.

Dal nostro studio sembra dunque che la contaminazione mentale giochi un ruolo significativo nei soggetti DOC con timore di contaminazione, in particolare come mediatore della relazione tra propensione al disgusto e pensieri/comportamenti di contaminazione.

Questo risultato può confermare quanto sottolineato in letteratura circa l’importanza di un accurato assessment relativamente agli eventi critici precipitanti l’esordio del DOC con timore di contaminazione.

La contaminazione mentale, come detto in precedenza, sembra emergere in conseguenza di eventi di vita “inquinanti”

In seno ad essi la persona si è sentita moralmente sbagliata (per azioni commesse) o violata, umiliata (in conseguenza di azioni subite).

Quali implicazioni per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo?

Data la natura “traumatica” dello stato di contaminazione mentale, c’è da riflettere su quanto le emozioni di colpa e di disgusto rispetto a certi stimoli da parte dei soggetti DOC rappresentino una sorta di affect without recollection (Clark, 1999).

In altri termini, certe situazioni potrebbero attivare l’esperienza emotiva connessa alla memoria traumatica, anche se il paziente si limita al problema contingente che in quel momento innesca il timore di contaminazione.

Potrebbe essere interessante considerare se tutto ciò che il paziente ossessivo si sente spinto a fare per scongiurare una situazione in cui possa sentirsi colpevole (o disgustato) rappresenti una modalità di fronteggiamento rispetto a una valutazione negativa di sé, così come è stata codificata in quell’evento critico, precipitante l’esordio del disturbo.

A tal proposito, la finalità dell’attività ossessiva potrebbe essere quella di riparare a una idea di sé profondamente “inquinata”, così come si è attivata al momento dell’evento precipitante il disturbo, oppure evitare azioni che potrebbero riattivare quella stessa idea negativa della persona, facendola sentire disgustata, umiliata e potenzialmente fonte di disprezzo da parte della comunità di appartenenza.

Il fatto che la contaminazione mentale si leghi a una valutazione negativa di sé in conseguenza di eventi critici attiva la riflessione su quanto questa sensazione interna di sporco sia legata a un problema di non elaborazione/integrazione nella memoria autobiografica dell’evento o degli eventi critici passati e a quanto i soggetti DOC con contaminazione mentale, mediante il lavaggio e altri comportamenti di neutralizzazione, cerchino di allontanarsi dai pensieri e dalle sensazioni connesse al ricordo (“wash away the past”).

La comprensione del ruolo della contaminazione mentale nel DOC da contaminazione permette lo sviluppo di trattamenti potenzialmente più efficaci.

Ecco che la possibilità di integrare alla Esposizione e Prevenzione della Risposta – che sappiamo essere il trattamento di provata efficacia nel disturbo ossessivo-compulsivo – un lavoro di rielaborazione degli eventi traumatici, mediante tecniche quali l’imagery rescripting o l’EMDR, potrebbe incrementare il tasso di successo dell’intervento cognitivo-comportamentale standard.

Bibliografia

Clark, D. (1999). Anxiety disorders: why they persist and how to treat them. Behaviour Research and Therapy, 37, S5-S27.

Fairbrother, N., & Rachman, S. J. (2004). Feelings of mental pollution subsequent to sexual assault. Behaviour Research and Therapy, 42, 173-190.

Melli, G., Carraresi, C., Stopani, E., & Bulli, F. (2014). Disgust propensity and contamination-related OCD symptoms: the mediating role of mental contamination. Journal of Obsessive-Compulsive and Related Disorders, 3, 77-82.

Rachman, S. J. (2004). Fear of contamination. Behaviour Research and Therapy, 42, 1227–1255.

Zhong, C, & Liljenquist, K. (2006). Washing away your sins: Threatened morality and physical cleansing. Science, 313, 1451-1452.

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